Omicidio Grivano, la svolta delle indagini: fermati Eliana Brunetti ed Ernesto Maddaloni per il delitto di Porta Capuana
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Redazione Interno
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La notte del 4 luglio scorso, a Napoli, un delitto dai contorni ancora foschi ha sconvolto il quartiere di Porta Capuana: Alessandro Grivano, 33 anni, è stato ucciso con un colpo di pistola mentre si trovava in sella al suo scooter. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla settima sezione della Procura di Napoli, hanno portato a una svolta decisiva, con l'esecuzione di un fermo di indiziato di delitto che ha coinvolto due persone, una delle quali si è già consegnata alle autorità.
L'agguato e il movente passionale
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a sparare sarebbe stato Ernesto Maddaloni, attualmente latitante e destinatario di un provvedimento di fermo per omicidio volontario; a bordo dello scooter utilizzato per l'agguato, seduta sul sedile posteriore, si trovava Eliana Brunetti, una trentenne già nota alle forze dell'ordine per i suoi legami familiari con la criminalità organizzata, in particolare con quella che veniva definita la "paranza dei bambini".
La donna, assistita dall'avvocato Giuseppe Ricciulli, si è presentata spontaneamente in Questura, ammettendo di essere presente al momento dell'esecuzione: "Ero io la donna dietro al motorino", avrebbe dichiarato nel corso dell'udienza di convalida davanti al gip Gabriella Ambrosino, che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Il movente che avrebbe scatenato la furia omicida sarebbe da ricercare in una vicenda sentimentale, un presunto tradimento che avrebbe spinto Maddaloni a organizzare la spedizione punitiva nella quale la compagna avrebbe rivestito un ruolo tutt'altro che passivo.
Il fermo e il ruolo di Eliana Brunetti
Il provvedimento di fermo, eseguito dagli agenti della Squadra Mobile guidati dal dirigente Mario Grassia, ha quindi colpito entrambi i componenti della coppia, sebbene a vario titolo.
Mentre per Maddaloni si ipotizza il ruolo di esecutore materiale del delitto, per la Brunetti, che ha già avuto modo di confrontarsi con il giudice, l'accusa è di concorso in omicidio volontario; la sua presenza sullo scooter, infatti, avrebbe avuto un ruolo determinante nel facilitare l'agguato e nell'assistere all'azione delittuosa, che si è consumata in un luogo affollato e in piena notte.
Le indagini, condotte dalla procura con il coordinamento del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli e del sostituto Stella Castaldo, hanno escluso in tempi rapidi la pista di un regolamento di conti legato ai cartelli criminali, concentrandosi invece sul movente privato emerso dalle testimonianze e dai filmati delle telecamere di sorveglianza.
Le indagini e il contesto criminale
L'omicidio di Grivano, nonostante le modalità esecutive che ricordano gli agguati tipici della criminalità organizzata, sembra quindi essere il tragico epilogo di un conflitto nato da una relazione sentimentale: un quadro che ha orientato le ricerche degli investigatori verso la sfera personale della vittima e dei suoi conoscenti.
La scelta di agire con due colpi di pistola calibro 7,65, di cui uno andato a segno, è stata compiuta in un contesto di movida, davanti a decine di persone che hanno assistito alla scena, un aspetto che ha contribuito a rompere quel muro di omertà che spesso protegge gli autori di simili reati.
Le forze dell'ordine stanno ora concentrando gli sforzi per rintracciare Ernesto Maddaloni, il presunto killer, mentre la posizione di Eliana Brunetti, già fermata e in carcere, appare ormai definita dalle ammissioni rese durante l'interrogatorio di convalida.
La svolta investigativa
La decisione della Brunetti di consegnarsi, dopo che i suoi volti erano stati resi virali sui social network, ha rappresentato un elemento chiave per la rapida risoluzione del caso; la pressione mediatica e investigativa, unita al peso delle prove raccolte, l'ha spinta a collaborare, fornendo agli inquirenti una ricostruzione dettagliata dei fatti.
La sua confessione, sebbene parziale e finalizzata a chiarire il proprio ruolo, ha fornito un quadro più chiaro della dinamica dell'agguato, confermando le ipotesi degli investigatori sul movente passionale; le indagini, pur avendo già portato a un fermo, proseguono senza sosta per assicurare alla giustizia anche il presunto esecutore materiale del delitto.
La vicenda, seguita con attenzione dalla cronaca locale, rappresenta un esempio di come le dinamiche private e gli affetti possano talvolta intrecciarsi con gesti di estrema violenza, generando un cortocircuito devastante che ha spezzato una vita e sconvolto un intero quartiere di Napoli.




