Gas, il gelo stringe la morsa sui prezzi europei mentre l'incertezza sulle forniture dagli Usa si allarga

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'ondata di freddo intenso che ha stretto l'Europa nel suo abbraccio glaciale, esacerbando i timori per le scorte energetiche già in affanno, ha prodotto un repentino sbalzo nei listini del metano, i quali, scavalcando senza remore la soglia psicologica dei 40 euro al megawattora, hanno toccato un picco che non si osservava da quasi un anno, precisamente dal marzo del 2025. La dinamica, per quanto parzialmente corretta nelle ultime sedute, disegna un quadro di tensione che ha le sue radici non soltanto nella bassa pressione artica, bensì in una congiuntura geopolitica sempre più intricata, la quale, a sua volta, finisce per riverberarsi sulla solidità degli approvvigionamenti. A conferma della fragilità del sistema, le riserve di gas immagazzinate negli stoccaggi dell'Unione europea hanno proseguito il loro declino scendendo al di sotto del 49% della capacità totale, un dato che, seppur in linea con le medie stagionali, desta allarme per la rapidità del consumo.

L'allarme transatlantico sulle forniture di Gnl

A complicare ulteriormente la già delicata equazione energetica continentale, si aggiunge un fattore esterno di peso: il nodo delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, nazione che attualmente copre un quarto del fabbisogno europeo. Oltreoceano, infatti, le medesime gelate che preoccupano il Vecchio continente non solo minacciano di perturbare le attività estrattive nei principali bacini, ma stanno anche provocando un'impennata nei consumi interni, spinti dalla necessità di riscaldamento. Questo duplice effetto ha generato una pressione fortissima sui prezzi domestici, con il benchmark Nymex che, in soli tre giorni, ha segnato un incremento del 75%, creando di fatto un potente incentivo a trattenere il gas sul mercato interno statunitense a scapito delle esportazioni verso l'Europa.

Il quadro europeo e il caso italiano

All'interno del panorama europeo, le performance dei singoli paesi mostrano differenze significative, con l'Italia che emerge come uno degli attori più solidi, avendo mantenuto i propri livelli di stoccaggio sopra il 63%, una percentuale ben più confortante rispetto alla media comunitaria. Al contrario, in nazioni come la Slovacchia la situazione riflette pienamente la tendenza generale, con i depositi che si attestano intorno alla metà della loro capienza. L'impennata ha coinvolto anche il mercato elettrico, strettamente interconnesso con quello del gas, registrando rialzi paralleli che hanno riacceso il dibattito sulla stabilità dei costi per industrie e famiglie, in un momento in cui la domanda, per via delle temperature rigide, rimane sostenuta.

La correzione tecnica e i fondamentali intatti

La violenta ascesa delle quotazioni, che ha visto il contratto di riferimento Ttf crescere di oltre il 30% in una settimana e il mercato britannico Nbp fare anche meglio, ha conosciuto una fisiologica correzione, spinta in parte dalla chiusura di posizioni speculative che avevano amplificato il rally iniziale. Tuttavia, i fattori fondamentali che hanno innescato la risalita permangono tutti, privi di sostanziali modifiche: le previsioni meteorologiche continuano a indicare temperature sotto la media, le scorte di gas, seppur in lieve ripresa, restano su livelli critici per il periodo e l'incertezza geopolitica, con la nuova amministrazione del presidente Trump alla Casa Bianca, mantiene altissima la volatilità sui mercati, lasciando aperta la questione sulla continuità e l'affidabilità dei flussi di Gnl dall'altra sponda dell'Atlantico.

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