La Lukoil cede a Gunvor, mentre Trump stringe la morsa sul petrolio russo
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Redazione Esteri
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La decisione della Lukoil di vendere le sue attività estere al gruppo svizzero Gunvor segna un momento di svolta nella guerra economica scatenata dalle sanzioni occidentali contro la Russia. Per la prima volta, una delle più grandi compagnie energetiche del paese, che con le sue stazioni di servizio rappresentava l’unico brand russo visibile in Occidente, accetta di ridisegnare il proprio impero industriale pur di sopravvivere. Dopo le misure del Tesoro americano dello scorso ottobre, che hanno colpito sia Lukoil che Rosneft, il Cremlino ha autorizzato la cessione degli asset stranieri, spalancando una porta che fino a poco tempo fa sembrava ermeticamente chiusa, per evitare che venissero congelati.
L’impero energetico sotto assedio
La mossa, che arriva a sette mesi dalle prime minacce di Donald Trump di imporre sanzioni sui prodotti energetici russi, dimostra l’efficacia crescente della pressione economica. Il presidente americano ha infatti lanciato un ultimatum più concreto, minacciando sanzioni mirate proprio su Rosneft e Lukoil entro una data precisa, qualora Putin non si sieda al tavolo con l’intenzione di negoziare un cessate il fuoco in Ucraina. Se da un lato, quindi, la Lukoil si affretta a mettere in salvo quel che può, dall’altro la prospettiva di un embargo più stringente incombe sul futuro dell’intero settore.
I dubbi sull’embargo e la risposta cinese
Nonostante la pressione su Mosca sia in costante aumento, permangono forti dubbi sull’applicazione pratica di un embargo totale. Come sottolineato da alcuni analisti, se la Russia perdesse l’accesso ai mercati in Cina e India potrebbe subire una perdita di entrate mensili stimata in miliardi di dollari; è però tutto da vedere se queste misure verranno effettivamente implementate. Pechino, dal canto suo, ha già denunciato il “bullismo unilaterale” e la “coercizione economica” da parte dell’amministrazione USA, definendo “legittimi” i suoi acquisti di petrolio russo e promettendo “contromisure decise” per proteggere i propri interessi nazionali.
La nuova geoeconomia del greggio
Questa complessa partita, della quale la vendita Lukoil-Gunvor è solo l’ultima mossa visibile, sta ridisegnando gli assetti globali del commercio energetico. La partnership strategica tra Pechino e Mosca, per quanto messa alla prova, non sembra in discussione, anzi si sta riorganizzando per fronteggiare la pressione occidentale. Mentre i flussi di petrolio cambiano direzione e gli assetti proprietari si modificano sotto la spinta delle contromisure, si consolida una geoeconomia parallela, dove i criteri non sono più dettati esclusivamente dal mercato ma sempre più dalla necessità politica di aggirare ostacoli e sanzioni.




