Schlein: noi più uniti del centrodestra, passo avanti anche su Kiev

Schlein: noi più uniti del centrodestra, passo avanti anche su Kiev
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le differenze sull'Ucraina «ci sono anche nel centrodestra», e la maggioranza è divisa pure sul superamento del principio di unanimità nell'Unione europea. È il ragionamento che Elly Schlein ha sviluppato parlando con i giornalisti a Bruxelles, al termine della riunione dei Socialisti europei, rivendicando come «ieri abbiamo registrato un passo avanti» nel raggiungere una posizione comune nel Campo largo, «votando larga parte delle risoluzioni di tutto il resto dei nostri alleati e con astensioni incrociate».

La segretaria dem ha spiegato che tra le forze progressiste esistono ancora differenze sul conflitto russo-ucraino, ma che il metodo del confronto sta producendo risultati concreti: «Abbiamo moltissimo in comune, anche sulla politica estera e anche sul tema del conflitto tra Russia e Ucraina: tutti abbiamo sempre condannato l'invasione criminale da parte di Putin e sosteniamo la necessità di uno sforzo negoziale politico e diplomatico da parte dell'Unione europea attraverso la nomina di un negoziatore unico».

Il nodo delle risoluzioni e le distanze nel centrodestra

Sul versante della maggioranza, Schlein ha puntato il dito contro quella che ha definito una doppia spaccatura: da un lato le posizioni differenti sull'Ucraina, dall'altro il rinvio della discussione su una risoluzione proposta unitariamente dalle opposizioni che chiede il superamento dell'unanimità in Europa. «La notizia vera è che l'altro ieri di nuovo la maggioranza ha voluto rinviare la discussione – ha detto –. Perché noi siamo uniti e loro sono divisi, hanno tre posizioni diverse».

La leader del Pd ha anche rivendicato il lavoro programmatico compiuto dall'alleanza progressista, ricordando che «con tutta l'alleanza progressista dal Pd ai Cinque Stelle, ad AVS, +Europa e Italia Viva» è stata presentata «una mozione che presentava 21 punti programmatici di politica economica ed europea».

Gli applausi dai banchi riformisti durante le comunicazioni di Meloni

Il quadro parlamentare delle ultime ore ha visto un episodio che ha alimentato il dibattito interno al Partito Democratico. Durante le comunicazioni di Giorgia Meloni alle Camere, in vista del Consiglio europeo del 15 ottobre, alcuni senatori dem di area riformista hanno applaudito la premier nel momento in cui ribadiva il sostegno a Kiev e la pressione su Mosca. Tra i nomi indicati dalle cronache parlamentari compaiono Walter Verini, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Pier Ferdinando Casini.

Verini ha poi precisato il senso di quel gesto: «Era un consenso circoscritto all'impegno di continuare a sostenere un Paese aggredito dalla Russia di Vladimir Putin. Non un'adesione al discorso della presidente del Consiglio, che abbiamo criticato per le sue insufficienze, soprattutto sull'europeismo che continua a difettarle». Sensi, dal canto suo, ha rivendicato la chiarezza della linea del partito a sostegno di Kiev: «Quando toccherà a noi, le armi le dovremo dare davvero e non solo quelle ad acqua».

Le distanze interne al Campo largo e il metodo delle astensioni

Il voto sulle risoluzioni in Parlamento ha confermato che il nodo dell'invio delle armi resta il punto di attrito principale tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Nel testo dem il riferimento al «sostegno militare» è stato sostituito da una formula più ampia, che impegna il governo a garantire «pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie».

La mozione pentastellata, dal canto suo, non chiede più di interrompere gli aiuti, ma afferma che «il continuo invio di armamenti contribuisce ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace». Anche AVS ha ammorbidito i toni, chiedendo il superamento dell'«escalation militare» e la promozione di un'iniziativa diplomatica europea.

Il risultato pratico è stato un meccanismo di astensioni incrociate che, per la prima volta, ha evitato che le forze dell'alleanza progressista votassero le une contro le altre sui rispettivi documenti. La stessa Schlein ha parlato di «un importante passo avanti verso l'unità», mentre Nicola Fratoianni ha rincarato la dose definendolo «un passone in avanti sull'alleanza». Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, ha parlato di «un avvicinamento verso la risoluzione di un nodo politico che, comunque, resta demandato al tavolo della coalizione».

Sul fronte della maggioranza, il Senato ha approvato due risoluzioni in vista del Consiglio europeo: una di carattere generale e una specifica sull'Ucraina, che impegna il governo a sostenere ogni sforzo diplomatico «finalizzato al raggiungimento di una tregua immediata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina». Alla Camera, il ministro Tommaso Foti ha chiesto di espungere le premesse dalla seconda risoluzione, che è passata con 186 voti favorevoli e nessun contrario, dal momento che le opposizioni non hanno partecipato al voto.

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