La Dinamo ritrova se stessa nell’overtime di Trento, ma è il rugby a dettare l’agenda dello sport italiano
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Redazione Sport
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La notte sportiva italiana, quella appena trascorsa, racconta di due anime diverse eppure accomunate da un filo rosso sottile quanto resistente: la capacità di soffrire, e di farlo fino allo spasimo, per poi trovare la forza di ribaltare pronostici e narrazioni consolidate. Da un lato, in quel di Trento, la Dinamo Sassari ha messo in scena una partita che è sembrata riassumere in novanta minuti – più cinque supplementari – l’intera sua stagione fatta di cadute e improvvise risalite; dall’altro, all’Olimpico di Roma, quindici uomini in maglia azzurra hanno scritto una pagina che mancava, letteralmente da sempre, nell’almanacco del rugby italiano. Sono storie distanti, geograficamente e per disciplina, eppure legate a doppio filo dal concetto di resilienza: quella che porta una squadra a dover colmare un divario di undici punti e quella che, dopo trentadue sconfitte consecutive, cancella infine lo zero dalla casella delle vittorie contro l’Inghilterra.
La trasferta dei sardi alla BTS Arena, questo è bene ricordarlo, arrivava in un momento di profonda incertezza. La squadra di coach Veljko Mrsic, reduce da un periodo complicato, aveva bisogno di ossigeno e la partenza aveva fatto ben sperare, con un primo quarto giocato a velocità doppia rispetto agli avversari e un secondo che sembrava incanalare il match su binari tranquilli. Poi, però, ecco il blackout, quel terzo periodo da 28 a 14 subìto che ha rischiato di riportare a galla tutti i fantasmi di una classifica difficile: i padroni di casa, sospinti da un Bayehe incontenibile, hanno operato il sorpasso e illuso i propri tifosi. La Dinamo, quella vera, è riemersa nel quarto periodo mostrando i denti, rosicchiando punto su punto fino a riportare il punteggio in parità sul 90. Il supplementare, poi, è stato un copione già scritto per gli uomini di Mrsic, capaci di trovare in Daryl Macon, all’esordio assoluto con la nuova maglia, un terminale offensivo immediatamente prezioso (18 punti per lui) e in Buie l’MVP della serata con 24 punti. Una vittoria pesantissima, che porta serenità e conferma come, talvolta, sia necessario toccare il fondo per trovare la spinta per riemergere.
La storica impresa dell’Italrugby e lo shock della stampa britannica
Se a Trento si festeggia una vittoria che profuma di salvezza, a Roma l’eco è mondiale e il boato, quello vero, si è sentito fino a Londra. La stampa inglese, quella abituata a vincere e a dettare legge, ha dovuto fare i conti con una realtà inaccettabile per i suoi canoni: l’Italia ha battuto l’Inghilterra. I titoli dei maggiori quotidiani britannici raccontano meglio di qualsiasi cronaca lo stato di choc in cui è piombato il rugby d’Oltremanica. “In rovina”, ha titolato il The Telegraph, fotografando una squadra e forse un intero sistema crollato sotto i colpi di Garbisi e compagni. “Umiliati”, ha aggiunto il Times, mentre il Daily Mail parlava di “shock” puro e il The Guardian, con un eloquente “Scossi”, provava a dare una lettura meno catastrofica ma ugualmente drammatica di ciò che era appena accaduto all’Olimpico. Gli azzurri, quelli di Gonzalo Quesada, hanno rotto un sortilegio che durava da 35 anni e 32 partite, ribaltando uno 10-18 e giocando gran parte della ripresa in inferiorità numerica, aggrappati alla difesa e alla lucidità di chi, finalmente, ha smesso di portare rispetto e ha iniziato a pretenderlo.
L’ultimo tabù da sfatare e il nuovo orizzonte del rugby azzurro
E mentre i tifosi inglesi cercavano spiegazioni, in Italia si cominciava a guardare avanti, a quel che questa vittoria storica porta con sé. Il successo contro la Rosa, infatti, non ha modificato la posizione degli azzurri nel World Rugby Ranking (restano decimi), ma ha incrementato il loro bottino di punti in classifica mondiale di un +1,28 che li avvicina pericolosamente al gruppone che li precede. Un segnale, questo, che la crescita è tangibile e certificata dai numeri, oltre che dai risultati. La notizia più affascinante, però, è un’altra e riguarda il futuro prossimo: con la vittoria sull’Inghilterra, l’Italia ha battuto tutte le grandi del rugby mondiale, tranne una. L’ultimo tassello mancante, l’unica big ancora imbattuta dagli azzurri, si chiama Nuova Zelanda. E il destino, si sa, a volte ama giocare brutti scherzi. Il 7 marzo si batte l’Inghilterra, e il calendario segna già un appuntamento fissato per l’11 luglio, allo Sky Stadium di Wellington, quando Italia e All Blacks si affronteranno per la prima volta nel nuovo Nations Championship. Una coincidenza che sa di predestinazione, una data cerchiata in rosso che trasforma quello che poteva essere un semplice test estivo in una missione: completare l’opera, abbattere l’ultimo totem, dimostrare che la storia, quando si decide di scriverla, non conosce più tabù.
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