La prima volta dell’Italia contro l’Inghilterra, quel tabù lungo 35 anni che alla fine è caduto sotto i colpi di Menoncello e di una Nazionale che non molla mai

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sabato 7 marzo 2026, allo Stadio Olimpico di Roma, la nazionale italiana di rugby ha scritto una pagina che mancava nell’albo d’oro della propria storia. Contro l’Inghilterra, nell’ambito della quarta giornata del Sei Nazioni, gli azzurri hanno vinto per 23 a 18. Una partita, questa, che resterà negli annali non soltanto per il punteggio finale o per la rimonta messa a segno nella ripresa, ma perché è arrivata dopo 32 sconfitte consecutive e 35 anni di attesa dal primo incrocio ufficiale in una Coppa del Mondo. A certificare il peso specifico di quel risultato ci ha pensato Diego Dominguez, ex mediano d’apertura simbolo di quella generazione e oggi commentatore per Sky, che ha rivissuto la genesi di quel trionfo con la consapevolezza di chi quella sfida l’ha giocata e, qualche volta, soltanto sfiorata. L’emozione di Dominguez, del resto, era personale e profonda: fu lui, prima del fischio d’inizio, a consegnare le maglie ai ragazzi di Gonzalo Quesada, un gesto che quasi simbolicamente rappresentava il passaggio di un testimone tra chi aveva costruito le fondamenta e chi, quel pomeriggio, ha finalmente sfondato l’ultima porta.

Una rimonta costruita con la testa e con il cuore

La partita, in sé, non è stata una passeggiata. Anzi, per lunghi tratti ha ricalcato il copione di tante altre domeniche in cui l’Italia era riuscita a stare in partita per poi cedere nel momento cruciale. L’Inghilterra, infatti, era andata al riposo avanti 12 a 10, complice una meta subita a tempo scaduto su una palla persa ingenuamente, e nella ripresa aveva addirittura allungato sul 18 a 10, approfittando anche dell’inferiorità numerica degli azzurri per il cartellino giallo rimediato da Giacomo Nicotera. Eppure, a differenza di quanto accaduto in passato, la squadra non si è scomposta. Ha continuato a macinare gioco, a crederci, e quando gli inglesi sono rimasti in due in meno per dieci minuti – causa cartellini gialli rimediati da Sam Underhill e Maro Itoje – l’Italia ne ha approfittato con lucidità. I calci di Paolo Garbisi, prima, hanno ricucito lo strappo; poi, a sei minuti dalla fine, è arrivata la meta di Leonardo Marin, preparata da una magia di Monty Ioane e da una giocata straordinaria di Tommaso Menoncello, capace di restare in piedi e di servire il compagno all’ala dopo un impatto durissimo.

Menoncello, quel crack che il mondo comincia a conoscere

Se c’è un nome che, al termine della partita, è stato sulla bocca di tutti, è quello di Tommaso Menoncello. Il centro di Treviso, appena ventiduenne, è stato eletto miglior giocatore del turno dalla bibbia del rugby online Planet Rugby, che gli ha attribuito un nove in pagella descrivendolo come quel tipo di atleta in grado di attaccare da tredici e difendere da dodici, sintesi di una versatilità che pochi posseggono. Nella circostanza, Menoncello ha prima segnato la meta del momentaneo vantaggio nel primo tempo, inserendosi in una linea di corsa perfetta su assist del fratello maggiore dei Garbisi, Alessandro, e poi ha confezionato l’assist per la meta decisiva di Marin, dopo una percussione centrale in cui ha rotto almeno tre placcaggi. I quotidiani inglesi, quelli che per decenni hanno considerato l’Italia una semplice comparsa, adesso lo esaltano; quelli francesi, dal canto loro, già pregustano il suo arrivo a Tolosa, previsto per la prossima stagione, nella consapevolezza che un talento del genere possa spostare gli equilibri anche nel campionato più competitivo d’Europa.

L’ultimo tabù europeo è caduto, ora mancano solo gli All Blacks

Con questo successo, come riporta la Gazzetta dello Sport nell’analisi delle prime volte azzurre, cade l’ultimo grande tabù continentale. L’Italia, nel corso della sua storia, aveva già battuto la Scozia al debutto nel Sei Nazioni del 2000, l’Irlanda, il Galles e addirittura la Francia in più occasioni. L’Inghilterra, però, era rimasta l’unica delle big europee a non aver mai conosciuto la sconfitta contro gli azzurri. Adesso anche quel muro è stato abbattuto. Nell’emisfero sud, invece, le imprese non mancano: le vittorie su Sudafrica e Australia sono già negli archivi, a dimostrazione di una crescita costante che riguarda tanto il gioco quanto la mentalità. L’unica squadra che manca all’appello, a livello mondiale, è la Nuova Zelanda. Quella con gli All Blacks resta l’ultima frontiera, un appuntamento a cui la squadra di Quesada non vuole mancare e che, a luglio, a Wellington, potrebbe regalare un’altra notte magica. La strada, del resto, è tracciata: sabato prossimo a Cardiff, contro il Galles, c’è la possibilità di chiudere il torneo con tre vittorie, un risultato che avrebbe dell’incredibile se solo si pensa a dove era questa Nazionale fino a pochi anni fa.

Description: L’Italia del rugby batte l’Inghilterra per la prima volta dopo 35 anni: 23-18 all’Olimpico. La cronaca della partita e la prestazione di Menoncello.

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