Irlanda-Italia, a Dublino per sfidare la storia e un tabù lungo ventinove anni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
All’Aviva Stadium, che per 138 anni si è chiamato Lansdowne Road ed è il più antico stadio di rugby del mondo, l’Italia cerca l’impresa. Dopo la convincente vittoria all’esordio contro la Scozia, la squadra di Gonzalo Quesada si prepara ad affrontare l’Irlanda nel secondo turno del Sei Nazioni, in programma sabato 14 febbraio alle 15.10 -1. Una sfida che profuma di déjà vu per i tifosi più anziani, quelli che ancora ricordano quel pomeriggio del 1997 quando Diego Dominguez e i suoi compagni scrissero una delle pagine più belle del nostro rugby: 37-29, l’unica vittoria azzurra a Dublino, quella che spalancò le porte del torneo -2.
Il ct Quesada, dovendo fare i conti con l’assenza di Ange Capuozzo e con i problemi familiari di Nacho Brex che lo hanno escluso dal raduno, ha operato solo un cambio rispetto alla formazione che ha battuto la Scozia, segno di una continuità di fiducia nel gruppo -7. Lorenzo Pani, reduce da due ottime prestazioni con le Zebre, torna a vestire la maglia numero 15 a quasi due anni di distanza dall’ultima volta da titolare, andando a formare un triangolo allargato inedito con Monty Ioane e Louis Lynagh -6-7. Leonardo Marin, di conseguenza, viene spostato al centro in coppia con Tommaso Menoncello, una soluzione già sperimentata a novembre contro il Cile, mentre la mediana sarà affidata ancora una volta a Paolo Garbisi e ad Alessandro Fusco -6-7.
La sfida, la trentanovesima tra le due nazionali e la decima all’Aviva Stadium, presenta un dato storico destinato a rimanere negli annali indipendentemente dal risultato: per la prima volta un arbitro donna dirigerà un incontro del Sei Nazioni maschile -5-9. Tocca alla scozzese Hollie Davidson, 33 anni, che ha scalato tutte le gerarchie arbitrali e che si troverà a gestire una partita che si preannuncia fisicamente durissima, come ha sottolineato il capitano azzurro Michele Lamaro: «domani sarà dura, dobbiamo prepararci al meglio ed essere pronti ad affrontare una battaglia» -1. L’Irlanda, dal canto suo, arriva all’appuntamento con la necessità di riscattare la pesante sconfitta subita in casa della Francia all’esordio (36-14), un ko che ha lasciato il segno e che ha spinto Andy Farrell a operare sette cambi nella formazione verde, con il ritorno dell’ala Lowe e la sorprendente panchina per il mediano di mischia Gibson-Park -1-9.
L’Italia, forte del morale ritrovato dopo il successo con la Scozia, è chiamata a Dublino a dimostrare che quella non è stata una fiammata isolata, ma il sintomo di una crescita reale e strutturata. Dovrà farlo lottando su ogni pallone, come insegna la lezione della Francia, e cercando di limitare il gioco al piede irlandese, considerato il migliore al mondo sia in fase di calcio che di recupero -5. E se i bookmaker vedono dura una nuova impresa, gli azzurri sanno bene che a Dublino, a volte, la storia può ripetersi.




