L’Italia del rugby pronta per Dublino, Lamaro avverte: «Sarà una battaglia, loro vogliono il riscatto»
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Redazione Sport
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Dopo l’esordio vittorioso all’Olimpico contro la Scozia, la nazionale italiana di rugby si appresta ad affrontare la seconda e decisiva tappa del Sei Nazioni con una trasferta che profuma di storia e, al contempo, di insidie. Il palcoscenico è quello dell’Aviva Stadium di Dublino, un tempo noto come Lansdowne Road e per 138 anni tempio sacro del rugby irlandese, dove sabato 15 febbraio alle 15.10 (diretta su Sky Sport Uno e in chiaro su Tv8) gli azzurri cercheranno l’impresa. A ricordare la difficoltà del match, e a fungere da sprone per i compagni, ci ha pensato il capitano Michele Lamaro, le cui parole, filtrate dalla vigilia, tracciano la strada di una sfida che si preannuncia complessa sotto molteplici aspetti.
Lamaro, nel mettere in guardia il gruppo dai rischi della trasferta, ha sottolineato come l’Irlanda arrivi all’appuntamento forte di un vantaggio non indifferente, ovvero qualche giorno di riposo e preparazione in più rispetto agli azzurri, e di una motivazione extra alimentata dalla sconfitta subita all’esordio contro la Francia. Quella battuta d’arresto, ha spiegato il capitano, ha trasformato la delusione in una miccia pronta ad esplodere, rendendo i verdi ancora più pericolosi e determinati a riscattarsi davanti al proprio pubblico. Per l’Italia, di conseguenza, non ci sarà spazio per calcoli o per l’entusiasmo della vittoria con gli scozzesi, ma soltanto la necessità di preparare una «battaglia», come l’ha definita lui stesso, giocata sul filo della concentrazione e della solidità difensiva, un aspetto, quest’ultimo, su cui Quesada e il suo staff hanno certamente lavorato in settimana.
Il ricordo di un’impresa lontana e le insidie del presente
Se si scava nell’archivio dei precedenti a Dublino, emerge un dato che da solo racchiude il fascino e la difficoltà della sfida: l’Italia ha vinto una sola volta su quel campo, quel 37-29 del 1997 che, guidato dai calci di Diego Dominguez, spalancò le porte del Sei Nazioni agli azzurri. Un ricordo indelebile, certo, che appartiene però a un’altra epoca del rugby e che oggi, al cospetto di una delle corazzate mondiali, serve più come monito sulla durezza dell’impresa che come vero e proprio viatico. Quell’impresa storica fu opera di una generazione di pionieri, mentre quella attuale, guidata da Gonzalo Quesada, cerca di costruire un percorso di crescita che prescinda dal singolo episodio, puntando sulla continuità di prestazione.
A rendere il pomeriggio irlandese ancora più in salita ci pensano le condizioni dell’incontro e le gerarchie dettate dai pronostici. I bookmaker, pur riconoscendo i progressi del gruppo italiano, vedono nella squadra di casa una netta favorita, chiamata non solo a vincere ma a farlo con autorità per cancellare l’opaca prova di Parigi. La pressione, insomma, è tutta sulle spalle dei padroni di casa, un fattore che talvolta può giocare a favore della squadra ospite, meno appesantita dalle attese e libera di esprimere il proprio rugby. Tuttavia, come sottolineato da Lamaro, per trasformare questa potenziale alleata in un vantaggio concreto, servirà un salto di qualità nella gestione dei momenti chiave e nella capacità di rimanere aggrappati al match per tutti gli ottanta minuti, evitando quei cali di tensione che in passato sono costati cari.
L’assenza di pezzi pregiati e la necessità di un nuovo passo in avanti
Entrambe le squadre, va detto, si presenteranno all’appuntamento decimate da assenze di rilievo, un fattore che potrebbe livellare almeno in parte il valore in campo. Se da un lato l’Irlanda piange la mancanza di elementi chiave nel suo scacchiere, anche l’Italia deve fare i conti con defezioni pesanti in ruoli nevralgici, un handicap che obbliga Quesada a trovare soluzioni alternative e a chiedere un ulteriore sforzo a chi scenderà in campo. Questo contesto di emergenza diffusa, però, non deve diventare una scusante, bensì lo stimolo per dimostrare che la profondità della rosa e la preparazione atletica possono sopperire alle assenze individuali.
Il successo con la Scozia, per quanto convincente, rappresenta ormai un capitolo archiviato. La trasferta di Dublino, con tutto il suo carico di difficoltà e di storia, dirà molto sulla vera consistenza di questa Italia. Migliorare la prestazione offerta all’esordio, come ha chiesto a chiare lettere il capitano, significa non solo confermare i progressi fatti vedere in fase offensiva, ma anche e soprattutto trovare quella continuità mentale e quella solidità nei momenti di difficoltà che rappresentano il vero spartiacque tra una squadra in crescita e una squadra matura. I novanta minuti all’Aviva Stadium, insomma, rappresentano un banco di prova fondamentale per misurare i reali passi avanti di un gruppo che non vuole più essere semplice comparsa.




