Il ritorno di Pani, la coperta corta e l’Irlanda che cerca sé stessa: l’Italia si affida all’uomo dai due anni di silenzio
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Redazione Sport
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Gonzalo Quesada, com’è nel suo stile fatto di aggiustamenti minimi e fiducia nel gruppo che ha appena battuto la Scozia, ha sciolto le riserve per la trasferta di Dublino. Una sola modifica di rilievo, dicono i tabellini, eppure quel cambio pesa come un macigno simbolico. Lorenzo Pani, estremo di Zebre, torna titolare dopo quasi due anni di assenza dal XV titolare; un intervallo che non è stato semplice riempire, costellato da infortuni che ne hanno interrotto la crescita proprio quando sembrava aver trovato una continuità -1-2-10. Il ct, che di solito predilige la continuità, ha operato uno spostamento a catena che ridisegna il triangolo allargato: Leonardo Marin — e qui sta la sottigliezza della scelta — scala centro, affiancandosi a Tommaso Menoncello, spostato di una casella per far spazio al rientrante. Non è una semplice staffetta, è una rivoluzione silenziosa dettata dall’emergenza. Perché l’assenza di Nacho Brex, uscito dal gruppo per motivi familiari, ha costretto Quesada a ripiegare su uomini che ruolo lo ricoprono ma che non sono centri di professione -7-10. E in una partita che si giocherà all’Aviva Stadium, davanti a un Irlanda ferita e messa sotto accusa dopo la debacle di Parigi, ogni scelta diventa esposizione mediatica e tecnica.
Se il fronte dei trequarti è quello che ha subito la metamorfosi più visibile, il pacchetto di mischia viaggia invece sul binario della conservazione. Simone Ferrari, eletto migliore in campo contro la Scozia, guiderà la prima linea con Nicotera e Fischetti; alle loro spalle una panchina che conta otto avanti e un solo trequarti, segnale inequivocabile di come Quesada interpreti la partita di Dublino come una battaglia di densità e possesso -1-2. La seconda linea — Zambonin e Niccolò Cannone — e la terza — Lorenzo Cannone, Lamaro e Zuliani — sono le stesse che hanno retto l’urto all’Olimpico, con Zuliani che tocca quota quaranta presenze, traguardo personale che certifica una progressione silenziosa ma inesorabile -2. Paolo Garbisi e Fusco, coppia mediana confermata, dovranno gestire il pallone in un ambiente storicamente ostile: l’Italia a Dublino non ha mai vinto nel Sei Nazioni, e l’unico sorriso irlandese in maglia azzurra risale al gennaio del 1997, quando si giocava ancora al vecchio Lansdowne Road -4-7. Ventinove anni di digiuno, ventisei sconfitte su ventisei nel torneo.
L’Irlanda dei cambi e l’ombra di una crisi che non si può più nascondere
Andy Farrell, dal canto suo, ha risposto alle critiche con il machete. Sei cambi nel XV iniziale, una rivoluzione che in pochi si aspettavano a torneo iniziato e che racconta più di qualsiasi conferenza stampa lo stato di salute del rugby irlandese -3. La sconfitta di Parigi non è stata solo un risultato negativo: è stata una demolizione concettuale, cinquantatre collisioni perse, quarantuno placcaggi sbagliati, diciannove linee break subite. Numeri che non appartengono a una squadra che fino a diciotto mesi fa occupava il numero uno del ranking mondiale. Farrell ha cambiato mediano di mischia, ha stravolto la terza linea e ha ridisegnato il triangolo allargato, cercando freschezza dove fino a ieri sembrava esserci solo stanchezza strutturale -3-9. Eppure, e questo è il paradosso, l’Italia arriva a Dublino con una classifica mondiale aggiornata che la vede nona, a un passo dalle Figi e con l’Irlanda scivolata al quinto posto, superata dalla Francia -7. Il sorpasso è anche psicologico.
La sfida numero trentanove tra le due nazionali arriva dunque in un momento di equilibrio instabile -1-4. L’Irlanda cerca risposte, l’Italia cerca conferme. I precedenti parlano di trentaquattro vittorie irlandesi e quattro italiane, ma l’ultima volta all’Aviva Stadium — quella del 2025 — è stata una partita che gli azzurri hanno sfiorato nonostante tre cartellini e tre infortuni nel primo tempo -4. Quesada quel pomeriggio l’ha studiato e riverificato, e sa che il margine non è più quello di un tempo. L’Italia ha smesso di essere la vittima sacrificale del torneo; oggi è una squadra che alla stampa francese fa dire che se vince la Scozia è sorpresa -8. Ma attenzione: la condizione di favorita, seppur parziale, impone una gestione della partita che gli azzurri non hanno mai realmente sperimentato in trasferta contro una delle cosiddette Home Nations. Ecco perché il ritorno di Pani assume una doppia valenza: tecnica, perché serve un uomo che sotto i calci alti dia sicurezza, e psicologica, perché a ventitré anni tornare titolare dopo due anni di silenzio significa credere che il tempo delle promesse sia finito.
L’infermeria che si svuota e il tabellino che non si aggiorna
Sul fronte del recupero atleti, l’Italia ritrova Ange Capuozzo e Simone Gesi, entrambi rientrati in gruppo e disponibili per subentrare -7. Non partono titolari, ma la loro presenza in panchina — o in tribuna, a seconda delle scelte dell’ultima ora — offre a Quesada soluzioni che fino a quindici giorni fa sembravano precluse. Capuozzo, in particolare, rappresenta l’arma di rottura: la sua capacità di accendere la partita da fermo è merce rara nel panorama europeo. L’Irlanda, invece, deve fare i conti con una condizione fisica precaria dei suoi senatori: Tadhg Furlong è tornato ad allenarsi ma la decisione sul suo impiego è rimandata all’ultimo, mentre Bundee Aki sconta ancora la squalifica rimediata in autunno -7-9. La sensazione, osservando le scelte di Farrell, è che il selezionatore stia cercando di preservare il gruppo storico in vista di un ciclo che volge al termine, senza però avere ancora chiaro chi dovrà raccogliere l’eredità. La selezione di Bryn Ward, ventun anni, terza linea, è l’unica vera concessione al futuro in una squadra che altrove continua ad appoggiarsi a giocatori over trenta -7.
La diretta, sabato alle quindici e dieci, sarà visibile in chiaro su TV8 e in abbonamento su Sky Sport, segnale che l’interesse intorno a questa nazionale ha superato i confini della nicchia -1. E forse è proprio questa la novità più radicale di questo Sei Nazioni 2026: l’Italia non è più la squadra che si accontenta di non sfigurare. È una squadra che a Dublino va per dimostrare che la vittoria con la Scozia non è stata un’eccezione, ma il sintomo di un’evoluzione. Pani, con i suoi nove caps e due anni di silenzio, è il testimone di questa ambizione.




