Irlanda-Italia 20-13, la Nazionale di Quesada esce dall’Aviva Stadium a testa altissima ma con il punto di bonus difensivo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sensazione, uscendo dall’Aviva Stadium di Dublino, è che il rugby italiano abbia definitivamente smesso di guardare agli altri con timore reverenziale, per concentrarsi invece sulla propria crescita, e la partita di oggi, sabato 14 febbraio, contro l’Irlanda ne è l’ennesima riprova. Il 20-13 con cui i padroni di casa hanno chiuso l’incontro, valido per la seconda giornata del Sei Nazioni, racconta solo una parte della verità, quella aritmetica, che assegna due punti in classifica alla squadra di Andy Farrell e un punto di bonus difensivo agli Azzurri. L’altra verità, quella che si è vista sul campo erboso della capitale irlandese, parla di una Nazionale guidata da Gonzalo Quesada che per lunghi tratti ha messo in seria difficoltà una delle corazzate del torneo, giocando un rugby coraggioso, fatto di densità fisica e chiarezza tattica. Il primo tempo, chiuso in vantaggio dagli uomini in maglia azzurra, è stato il manifesto di questa nuova consapevolezza: la mischia italiana ha letteralmente dominato il pacchetto di mischia irlandese, conquistando palloni preziosi e mettendo in difficoltà la prima linea avversaria, un fattore che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia.

L’approccio della squadra di Quesada è stato sorprendente nell’intensità e nella capacità di rimanere aggrappata al piano partita, non concedendo quasi nulla alla manovra irlandese se non a sprazzi. L’intesa tra i trequarti, con le linee di corsa di Monty Ioane e la ricerca costante di varchi da parte di Paolo Garbisi, ha messo in apprensione la difesa di casa, costringendo Farrell a rivedere le proprie certezze a partita in corso -6. È stato un test di maturità superato a pieni voti sul piano della personalità, anche se alla fine è mancato quel quid in più per trasformare la grande prestazione in un risultato storico. L’inerzia del match, come spesso accade in questo torneo, si è spostata con l’ingresso in campo dei cambi di esperienza: Jamison Gibson-Park, subentrato dalla panchina, ha cambiato il ritmo della manovra irlandese, portando velocità e geometrie che hanno messo in crisi la difesa azzurra, ormai un po’ appannata dopo gli sforzi profusi -3-7.

Nel finale, con il punteggio in bilico, l’Italia ha avuto il merito di crederci fino all’ultimo secondo, cercando il pareggio con insistenza. L’episodio simbolo di questa ricerca quasi ossessiva è stato il passaggio di Ioane verso Louis Lynagh, un’azione che avrebbe potuto regalare la meta della gloria se non fosse stato per l’intercetto di James Lowe a tempo ormai scaduto, un gesto atletico che ha fatto tirare un sospiro di sollievo all’intera Irlanda. Il sogno azzurro si è fermato lì, sull’ultimo pallone, ma la consapevolezza di aver giocato alla pari contro una delle nazionali più forti al mondo è un patrimonio che questa squadra deve custodire. Lo stesso Quesada, nel dopopartita, ha parlato di una squadra incredibile, capace di competere per ottanta minuti, cosa che solo due anni fa sembrava utopia quando a Dublino finì 36-0 senza appello -1. L’obiettivo della consistenza, come richiesto dal tecnico argentino, è stato centrato in pieno. Il ruolino di marcia parla di una sconfitta, ma anche di una crescita esponenziale rispetto al recente passato, con una mischia che ha retto l’urto, forse la nota più lieta insieme alla solidità mentale, nonostante l’assenza di punti di riferimento fissi in pianta stabile.

La mischia azzurra e l’assenza di cinismo nei momenti decisivi

Se il reparto avanzato ha retto il confronto, guadagnando terreno e punizioni preziose, è nell’area della concretezza che l’Italia deve ancora compiere quel definitivo passo in avanti per trasformare le prestazioni in vittorie. C’è rammarico per non aver messo punti a referto quando si è dominato territorialmente, per non aver capitalizzato la superiorità in mischia con una meta che avrebbe potuto scavare un solco più profondo. L’Irlanda, anche quando messa alle corde, ha trovato le giocate dei suoi uomini chiave per restare in partita, mentre agli Azzurri è mancato quel guizzo finale per chiudere i conti, quella giocata di cinismo che distingue le grandi squadre da quelle in crescita. La squadra di Quesada ha giocato alla pari sotto tutti gli aspetti, fisico e tecnico, ma nel rugby di alto livello, come ricordava lo stesso ct dopo il match con il Sudafrica, sono i piccoli dettagli a fare la differenza, quei momenti in cui si deve essere chirurgici sotto i pali o nella scelta dell’ultimo passaggio -1. La delusione per non aver portato a casa almeno il pareggio è mitigata dalla consapevolezza di aver disputato una grande partita, come hanno dimostrato i volti dei giocatori a fine match, stanchi ma fieri di aver lottato alla pari. Il punto di bonus difensivo, alla fine, è il giusto riconoscimento per una squadra che non si è mai nascosta, che ha proposto gioco e che ha messo in seria difficoltà l’Irlanda, costringendola a soffrire fino all’ultimo respiro. Una prestazione che conferma i progressi di un gruppo unito, con talento e ampi margini di miglioramento, e che proietta l’Italia verso le prossime sfide con la consapevolezza di potersela giocare con chiunque.

Description: L'Italia di Quesada perde 20-13 a Dublino contro l'Irlanda nel Sei Nazioni, ma esce dall'Aviva Stadium con un punto di bonus e una prestazione di carattere.

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