Ritorno a Buenos Aires, l'anteprima a Torino con Bechis e Giannini
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'anteprima torinese di Ritorno a Buenos Aires è in programma lunedì 14 settembre alle 20,30 al cinema Nazionale. L'evento, organizzato da Film Commission Torino Piemonte, vedrà la presenza del regista Marco Bechis, del protagonista Adriano Giannini e di parte del cast e della troupe, insieme ai referenti delle location e alle istituzioni.
Per il film, che arriva nelle sale dal 17 settembre dopo il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia, il capoluogo piemontese non è una semplice tappa promozionale: molte delle riprese sono state realizzate proprio a Torino, tra l'aula bunker del carcere delle Vallette e gli esterni del quartiere San Salvario.
Un riconoscimento arrivato in Laguna
Alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, la pellicola ha conquistato il Premio Francesco Pasinetti 2026, il riconoscimento assegnato come da tradizione dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI). Il premio è andato al film come migliore produzione italiana presente alla Mostra, mentre Adriano Giannini è stato indicato come miglior attore protagonista.
La motivazione ufficiale parla di una prova «in un equilibrio perfetto tra passato e presente, fra emozione e riflessione», capace di rendere «il senso di una tempesta interiore verso il confronto finale con il dolore mai superato di trent'anni prima e il senso di colpa di chi è rimasto vivo». Il film è stato descritto dai giornalisti cinematografici come «un viaggio senza retorica in un passato che chiede definitivamente giustizia per le vittime delle torture inflitte nell'orrore del Garage Olimpo».
La trama e il legame con l'opera di Bechis
Al centro della narrazione c'è Mariano Guerra, un medico che trentatré anni dopo essere stato sequestrato e torturato durante la dittatura militare argentina torna a Buenos Aires per testimoniare al processo contro i militari responsabili. Il personaggio, interpretato da Giannini, si trova così a fare i conti con un passato che non si è mai davvero chiuso e con il peso di essere sopravvissuto.
Il film si colloca idealmente nel solco di Garage Olimpo, l'opera del 1999 con cui Bechis aveva già raccontato l'orrore dei centri di detenzione clandestini, ma secondo il regista il nuovo lavoro ha assunto un significato più ampio: «Grazie al commento di giovani critici, soprattutto donne, ho capito che questo film non è solo l'ideale proseguimento di Garage Olimpo: in realtà, parla di quel che succede oggi a Gaza e in tanti altri luoghi del mondo, e ciò lo rende contemporaneo e universale».
Le location torinesi e il lavoro sul set
La scelta di girare a Torino ha avuto un peso preciso nella costruzione visiva della pellicola. L'aula bunker del carcere delle Vallette è stata utilizzata come set principale per le sequenze processuali, e il regista ha spiegato di aver cercato «questo spazio vuoto, questo spazio siderale, dando l'idea della solitudine del testimone». Le riprese si sono svolte tra gennaio e febbraio 2026, dividendosi tra il capoluogo piemontese e il Brasile, con una lavorazione che ha coinvolto maestranze locali e internazionali.
La produzione è firmata da Fandango, 39Films, Karta Film e 34 Filmes con Rai Cinema, con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 nell'ambito del bando «Piemonte Film TV Fund» e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. A completare il quadro delle collaborazioni torinesi c'è la colonna sonora, firmata da Guglielmo Diana.
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