Missili nordcoreani e reparti di Pyongyang: la nuova sfida per Kiev e l’alleanza atlantica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La presenza della Corea del Nord sul terreno del conflitto ucraino non è più una suggestione o una minaccia evocata a fini politici, ma un dato operativo che sta prendendo forma concreta. Secondo quanto riferito da Andrii Cherniak, funzionario della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (HUR), Mosca avrebbe già dislocato – o starebbe per farlo a brevissimo – un reparto missilistico nordcoreano equipaggiato con centoventi missili balistici tattici del tipo KN-23 e KN-24, supportati da sei lanciatori mobili.

L’unità, composta da circa novanta militari di Pyongyang, sarebbe destinata alla regione occidentale di Voronezh, dove andrebbe a integrarsi nella 112ª Brigata missilistica russa, un’operazione che segna un salto di qualità nella cooperazione tra i due Paesi, già oggetto di sanzioni e condanne internazionali.

Un contingente che potrebbe crescere fino a cinquantamila uomini

La cifra dei novanta soldati, tuttavia, potrebbe rappresentare solo la punta di un iceberg ben più imponente. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un allarme di ben altra portata, sostenendo che la Russia starebbe predisponendo le infrastrutture logistiche necessarie per accogliere un contingente nordcoreano che potrebbe variare tra i trenta e i cinquantamila effettivi.

Una mobilitazione di tale entità, se confermata, trasformerebbe radicalmente la natura dell’intervento di Pyongyang, finora percepito come un sostegno tattico o simbolico, e lo eleverebbe a un contributo militare strutturale, con inevitabili ripercussioni sugli equilibri del fronte orientale e sulla risposta delle cancellerie occidentali.

La richiesta di Kiev, che ha già sollecitato la Corea del Sud a fornire armamenti, diventa così parte di una partita diplomatica più ampia, nella quale Seul si trova stretto tra le pressioni degli alleati e la propria prudenza storica nei confronti del vicino del Nord.

Droni abbattuti e incursioni aeree tra i due fronti

Mentre la minaccia missilistica nordcoreana si profila all’orizzonte, il conflitto procede senza sosta sui fronti aerei e navali, con episodi che coinvolgono sempre più da vicino i Paesi della NATO. Un caccia F-18 spagnolo, in servizio di pattugliamento nello spazio aereo romeno, ha abbattuto un drone che era penetrato in prossimità del confine con l’Ucraina e la Moldavia: l’intercettazione, avvenuta alle prime luci dell’alba, ha provocato la caduta di detriti in una zona disabitata della regione di Galati, senza causare vittime.

L’episodio, confermato dal ministero della Difesa di Bucarest, testimonia la crescente tensione che grava sullo spazio aereo dell’Europa orientale, dove gli sciami di droni e i missili da crociera rendono sempre più difficile distinguere tra incursioni ostili e incidenti tecnici. Nella stessa notte, la capitale ucraina è stata nuovamente bersaglio di attacchi missilistici, mentre Mosca ha subito un’incursione massiccia di circa seicento droni, un’offensiva che ha ferito tre persone e che dimostra la capacità di Kiev di colpire in profondità, nonostante le difficoltà sul terreno.

La lettera di Kim e il richiamo alla "lotta comune"

In questo contesto di fuoco incrociato, la diplomazia parallela tra i due leader non si è fermata. Kim Jong Un ha inviato a Vladimir Putin una lettera nella quale esprime orgoglio per i "solidi legami" tra i due Paesi, definendo la relazione bilaterale come una storia di "lotta comune" e manifestando la "ferma convinzione" che la Russia saprà difendere la propria integrità territoriale sotto la "saggia guida" del presidente russo.

Le parole del leader nordcoreano, diffuse dai media statali di Pyongyang, non contengono minacce esplicite né annunci operativi, ma si inseriscono perfettamente nella narrazione che vuole Mosca e Pyongyang unite da un’alleanza strategica capace di sfidare l’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti.

La risposta di Washington e dei suoi alleati, per ora, si è limitata a monitorare i movimenti e a rinnovare gli avvertimenti sulle sanzioni, ma l’eventuale schieramento di migliaia di soldati nordcoreani sul suolo russo – e, potenzialmente, in prossimità delle linee di contatto in Ucraina – potrebbe costringere l’Occidente a ricalibrare le proprie strategie di deterrenza, aprendo scenari che nessuno, all’inizio del conflitto, avrebbe saputo immaginare.

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