Dichiarazione Iva 2026, al via la campagna tra novità per le società di comodo e il rischio della liquidazione automatica
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Redazione Economia
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Si è ufficialmente aperta il 1° febbraio la stagione della dichiarazione annuale Iva relativa al periodo d’imposta 2025, un appuntamento che quest’anno, complice l’evoluzione normativa e giurisprudenziale, presenta diverse novità sostanziali con cui i contribuenti e i loro intermediari devono confrontarsi entro il termine ultimo di scadenza, fissato al 30 aprile 2026. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate numero 51732 del 15 gennaio ha dato il via libera ai modelli, sia nella versione completa che in quella base, recependo, come prassi, le modifiche intervenute nel corso dell’anno precedente. Tra queste, spiccano gli adeguamenti in materia di società di comodo, una nuova opzione per il reverse charge parziale nel settore della logistica e, sullo sfondo, un meccanismo di controllo che si preannuncia particolarmente incisivo per chi non dovesse ottemperare all’obbligo dichiarativo.
Società non operative, un nuovo corso per la detrazione
Uno dei cambiamenti più significativi, se non altro per il principio giuridico che lo sottende, riguarda la gestione delle cosiddette “società di comodo” o non operative, quelle che cioè non superano il test di operatività basato su determinati ricavi minimi presunti. Nelle istruzioni al modello Iva 2026, infatti, si registra una vera e propria svolta: l’Agenzia delle Entrate ha espunto dal quadro VA il sistema di codici (da 1 a 4) che serviva a distinguere la durata della condizione di non operatività, sostituendolo con una semplice casella da barrare al rigo VA15 -4. Analoga semplificazione, in realtà una rimozione di antichi presidi, si ritrova nel quadro VX, dove è stato eliminato il riquadro dedicato all’attestazione di operatività, e nel quadro VW, che perde il rigo VW21 utilizzato per estromettere i crediti delle società di comodo dalla liquidazione Iva di gruppo -2-7.
Questa rivisitazione della modulistica non è un mero esercizio di stile, ma la conseguenza diretta di un orientamento giurisprudenziale, europeo e nazionale, che ha dichiarato illegittime le penalizzazioni automatiche del diritto alla detrazione basate esclusivamente su parametri quantitativi. La sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 marzo 2024, causa C-341/22, ha stabilito che la qualità di soggetto passivo Iva non può essere negata solo per l’esiguità del volume d’affari, e che il diritto a detrarre l’imposta assolta sugli acquisti non può essere precluso in via automatica dalla mancata produzione di ricavi ritenuti sufficienti -4-8. La Cassazione, recependo il dettato unionale con diverse ordinanze (tra cui la n. 24442 del 2024 e la n. 33725 del 2025), ha di fatto imposto una disapplicazione della normativa interna in contrasto con questi principi, e il nuovo modello Iva non fa che prendere atto di questo revirement, archiviando la logica della “perdita automatica” del credito -8.
Trasporti e logistica, si allarga la platea del reverse charge
Un’altra area che vede delle modifiche sostanziali è quella dei servizi di trasporto merci e logistica, settori per i quali il legislatore, con la legge numero 207 del 2024, ha introdotto un regime di inversione contabile opzionale. In pratica, per le prestazioni di servizi rese a imprese che operano in questi specifici comparti, il committente può farsi carico del pagamento dell’Iva in nome e per conto del prestatore. Si tratta di una deroga al meccanismo classico che, per funzionare correttamente, necessita di essere tracciata in dichiarazione. Ecco perché, quest’anno, nei quadri VE e VJ del modello Iva 2026 sono stati introdotti dei nuovi righi (rispettivamente il VE38 e il VJ30) dedicati proprio all’esposizione dell’imponibile e dell’imposta relative a queste operazioni, per le quali è stata esercitata l’opzione per il pagamento dell’imposta da parte del committente -2-6. Una novità di non poco conto per tutta la filiera, che richiederà una certa attenzione nella compilazione per evitare discordanze tra quanto fatturato e quanto poi confluito nei quadri riepilogativi.
Se la dichiarazione non arriva, scatta la procedura automatizzata
Osservando il quadro complessivo, però, la novità che forse più di tutte segna un cambio di passo nei rapporti tra fisco e contribuente è quella che riguarda le conseguenze di una dichiarazione annuale omessa o presentata in modo gravemente carente, cioè senza i quadri necessari al calcolo dell’imposta. La legge di Bilancio 2026, modificando il DPR 633/72 con l’introduzione dell’articolo 54-bis.1, ha infatti potenziato i poteri di controllo automatizzato dell’Agenzia delle Entrate -5-9. Ora, l’amministrazione finanziaria può procedere alla liquidazione dell’Iva dovuta basandosi esclusivamente sui dati in proprio possesso, ovvero fatture elettroniche, corrispettivi telematici e le stesse liquidazioni periodiche (LIPE) che i contribuenti inviano trimestralmente.
Il meccanismo, che si attiva senza necessità di particolari preventivi avvisi, è piuttosto stringente: partendo dalle fatture emesse e ricevute, l’Agenzia calcola l’imposta, sottrae i versamenti già tracciati ma, attenzione, non tiene conto di eventuali crediti Iva derivanti da anni precedenti, i quali potranno essere fatti valere solo in un secondo momento, in sede di contraddittorio -1. L’esito di questo calcolo, comprensivo di imposta, interessi e sanzioni, viene notificato al contribuente, al quale non resta che pagare entro 60 giorni o fornire chiarimenti, dimostrando eventuali errori nei dati utilizzati dal Fisco. Se il pagamento avviene in questa fase, la sanzione per l’omessa dichiarazione, che in teoria sarebbe del 120 per cento, viene ridotta a un terzo, quindi al 40 per cento -5. In caso contrario, o se le giustificazioni non vengono ritenute valide, si procede direttamente all’iscrizione a ruolo delle somme, con il conseguente aggravio di costi e la speditezza dell’azione esecutiva. Un aspetto, quest’ultimo, da non sottovalutare, considerato che per il versamento di queste somme non sarà possibile avvalersi della compensazione orizzontale, chiudendo di fatto una delle vie tradizionali per la gestione della liquidità.
Description: Dichiarazione Iva 2026 al via: novità per le società non operative con lo stop alle penalizzazioni automatiche sul credito. Nuove regole per il reverse charge in logistica e rischio liquidazione automatica per chi omette l'invio.




