Tetto agli stipendi dei manager pubblici, le eccezioni prevalgono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo italiano, attraverso la manovra finanziaria del 2025, ha introdotto un tetto agli stipendi dei manager pubblici, fissato a 120mila euro annui. Tuttavia, la vera notizia risiede nelle numerose eccezioni che accompagnano questa misura. Se fosse già stato emanato il decreto per stabilire a quali enti e organismi pubblici applicare il nuovo tetto, l'elenco delle eccezioni potrebbe competere in lunghezza con quello dei rami della Pubblica Amministrazione esclusi dalla riduzione.

La gestione della riduzione da 240mila a 120mila euro dei compensi di manager e dirigenti è stata accolta con un misto di sorpresa e scetticismo. La manovra, che il governo si appresta a varare, prevede anche un blocco al turnover nella Pubblica Amministrazione, con conseguenze significative per il settore. Nel 2025, l'età media degli statali tornerà ad alzarsi, poiché la necessità di mantenere in equilibrio i conti pubblici ha prevalso ancora una volta. La norma impone un turnover dei dipendenti al 75 per cento, escludendo i Comuni con meno di 20 dipendenti e la Sanità, ma non risparmiando tutte le altre amministrazioni.

Il tetto agli stipendi dei manager pagati dallo Stato sarà applicato alle aziende finanziate dallo Stato, enti, organismi e fondazioni che ricevono fino a 100mila euro annui. Tuttavia, Regioni, Servizio Sanitario Nazionale e le agenzie di controllo sono escluse da questa misura. La parte dedicata al taglio degli stipendi dei manager di aziende finanziate o controllate dallo Stato è tra i capitoli più attesi della manovra finanziaria 2025, inviata oggi alla Camera dei deputati dal ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti.

La legge di bilancio introduce un tetto ai compensi dei vertici degli enti, delle fondazioni e degli organismi della Pubblica Amministrazione che ricevono contributi pubblici. La decurtazione è maggiore di quanto si pensasse inizialmente: la metà di 240mila, quindi 120mila euro lordi annui, meno dei 160mila che spettano al presidente del Consiglio e che erano stati indicati come cifra di riferimento nei giorni scorsi.

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