L’Italia nella QS 2026: la Sapienza regina delle classiche, Bologna e Firenze tra le eccellenze mondiali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Pubblicata oggi la sedicesima edizione della QS World University Rankings by Subject, la classifica inglese che ogni anno valuta il posizionamento degli atenei sulle singole discipline accademiche, e l’Italia, con un totale di 60 università classificate, si conferma settima potenza mondiale per rappresentanza: dietro a Stati Uniti, Cina, Regno Unito, India, Francia e Germania, ma davanti a molti altri sistemi consolidati. La fotografia scattata dalla società di analisi globale QS Quacquarelli Symonds, che ha preso in esame oltre seimila università, restituisce l’immagine di un Paese in crescita, capace di mettere a segno 769 presenze complessive – fra singole materie e grandi aree tematiche – rispetto alle 56 istituzioni e ai numeri dell’edizione precedente.

La Sapienza di Roma: sesto anno consecutivo da prima al mondo in Lettere classiche e Storia antica

Il dato che spicca su tutti, e che ormai rappresenta un primato consolidato nel panorama accademico internazionale, è quello della Sapienza di Roma: l’ateneo capitolino mantiene il primo posto al mondo in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo, un risultato che conferma una supremazia costruita nel tempo attraverso la qualità della ricerca e una tradizione accademica riconosciuta a livello globale. Un traguardo che, al di là del singolo dipartimento, riflette la capacità di un sistema universitario nazionale di mantenere eccellenze assolute in settori disciplinari specifici, proprio mentre la competizione internazionale si fa sempre più agguerrita.

L’Alma Mater di Bologna: 16 volte prima in Italia e una presenza che si allarga a 50 materie

L’Università di Bologna, dal canto suo, si conferma un pilastro della ricerca e della didattica italiana, con un posizionamento che la vede prima nel Paese in ben sedici discipline e fra le prime cinquanta al mondo in nove di esse. L’Alma Mater, infatti, compare in classifica con 50 materie – erano 47 nel 2025 – segnalando un ampliamento del proprio raggio d’azione multidisciplinare: un’estensione che testimonia come l’istituzione non si limiti a presidiare i settori tradizionali di forza, ma estenda la propria qualità anche ad ambiti scientifici e tecnologici, rafforzando quella reputazione accademica e quell’impatto della ricerca su cui si basano i ranking di QS.

L’Università di Firenze nella top 50 mondiale per Storia dell’Arte

Tra le eccellenze emerse dalla graduatoria 2026 spicca anche il risultato dell’Università di Firenze, inserita tra le migliori cinquanta università del mondo per lo studio della Storia dell’Arte. Un riconoscimento, quello per UniFi, che si fonda sulla combinazione fra reputazione accademica, impatto della ricerca e considerazione da parte dei datori di lavoro nei confronti dei propri laureati. Nel complesso, l’ateneo fiorentino risulta presente in 34 delle 55 discipline esaminate, distribuite nei cinque ambiti principali – Arts & Humanities, Engineering and Technology, Life Sciences & Medicine, Natural Sciences, Social Sciences & Management – confermando una struttura accademica capace di competere su più fronti.

Sessanta atenei italiani in classifica: la crescita del sistema vista dai numeri

L’analisi complessiva della nuova edizione dei QS World University Rankings by Subject, che per la prima volta ha valutato un bacino così ampio di istituzioni, mette in luce un avanzamento sistemico: gli atenei italiani che compaiono in graduatoria sono sessanta, quattro in più rispetto al 2025, e le loro “voci” totali – considerando sia le singole materie sia le cinque grandi aree di studio – ammontano a 769. In particolare, 671 sono le presenze nelle discipline specifiche, mentre 98 si riferiscono ai macro-settori di riferimento. Un dato che colloca l’Italia al settimo posto mondiale per numero di università classificate, in un contesto dominato dalle grandi potenze accademiche come gli Stati Uniti, dove Trump è di nuovo presidente, e la Cina, ma che vede il nostro Paese tenere il passo di nazioni come Francia e Germania, consolidando la propria reputazione in una classifica che da quindici anni misura il posizionamento degli atenei sulla base di criteri reputazionali e di impatto scientifico.

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