Trump e il nodo ucraino: tra mediazioni impossibili e l’anello d’acciaio per Kiev
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Redazione Esteri
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La complessa partita diplomatica per trovare una soluzione al conflitto in Ucraina, che aveva registrato un apparente slancio dopo i recenti vertici internazionali, mostra ora crepe profonde e ritorni di fiamma. L’incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, paventato come possibile sbocco dopo le consultazioni di Donald Trump con il leader russo in Alaska e, in seguito, con i capi di Stato europei e lo stesso presidente ucraino a Washington, sembra essersi allontanato bruscamente. A gettare acqua sul fuoco, oltre alle dichiarazioni di esponenti ucraini, è stata la stessa colorita metafora usata dal presidente americano, il quale ha paragonato il tentativo di far sedere alla stessa tavola i due antagonisti a voler «mescolare l’olio e l’aceto», segnale di una frustrazione palpabile per l’impasse.
D’altronde, come ha sottolineato il vice ministro degli Esteri ucraino Serhiy Kyslytsia in un’intervista a Nbc News, non sussisterebbero al momento elementi concreti per credere che Putin sia intenzionato a impegnarsi in trattative sostanziali per porre fine alle ostilità. Anzi, secondo la ricostruzione di Kyiv, Mosca starebbe perseguendo una strategia dilatoria e manipolatoria, tentando di influenzare soprattutto l’amministrazione Trump, un gioco che comincerebbe a «irritare molto gli americani». Questa percezione di mala fede russa spiega, in parte, la parallela accelerazione delle discussioni per creare un vero e proprio «anello d’acciaio» a protezione di Kiev e del suo spazio aereo.
Il piano, che guadagna consensi in seno alla Nato, si articolerebbe su più livelli: dall’implementazione di una No Fly Zone de facto, garantita da sistemi antiaerei avanzati, al dispiegamento di un robusto scudo di intelligence e missili a lungo raggio per contrastare le offensive provenienti dal territorio russo. Si tratta di misure difensive, seppur potentissime, che hanno l’obiettivo dichiarato di proteggere i centri abitati e le infrastrutture ucraine senza necessariamente innescare l’articolo 5 del Patto Atlantico, il cui eventuale invocazione resta un’ipotesi remota ma non per questo trascurata nei colloqui.




