Joe Kent, l’Fbi indaga sull’ex capo dell’antiterrorismo: “Normale che cerchino di screditarmi”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Fbi ha aperto un fascicolo, un’inchiesta formale che viene gestita dalla divisione investigativa criminale, per verificare se Joe Kent – l’ex direttore del National Counterterrorism Center che ha rassegnato le dimissioni all’inizio di questa settimana in aperto conflitto con la linea della Casa Bianca sull’Iran – abbia divulgato informazioni riservate. Secondo quanto riportato da fonti citate da Cbs, il provvedimento sarebbe scattato prima ancora che Kent lasciasse l’incarico, alimentando il sospetto – già ventilato da alcuni ambienti governativi – che dietro la sua uscita di scena, e dietro le pesanti accuse rivolte all’amministrazione, ci sia stata una gestione quantomeno opaca dei dossier a cui aveva accesso.

Le parole e le polemiche di un “personaggio particolare”

Kent, che ha giustificato il passo indietro dichiarando di non poter sostenere “in buona coscienza” una guerra iniziata, a suo dire, senza che l’Iran costituisse “una minaccia imminente”, ha subito innescato un terremoto politico con la sua lettera di dimissioni. In quel testo, ha denunciato quella che ha definito una “campagna di disinformazione” messa in piedi da “alti funzionari israeliani e da influenti membri dei media americani”, arrivando a parlare esplicitamente di pressioni esercitate dalla “lobby ebraica”. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, intervenuto a Otto e Mezzo, ha commentato il caso definendo Kent un “personaggio particolare”, sottolineando le contraddizioni di un profilo che, in passato, risultava favorevole a un intervento militare in Iran per poi cambiare radicalmente posizione una volta dentro l’amministrazione.

L’inchiesta e lo scontro con la Casa Bianca

La tensione tra l’ex funzionario e l’amministrazione Trump era palpabile già prima delle dimissioni, tanto che l’Fbi avrebbe avviato gli accertamenti – secondo fonti citate da Semafor – addirittura mesi fa. L’ipotesi di reato, che ruota attorno a un possibile leak di materiale classificato, si intreccia ora con la reazione durissima della Casa Bianca. La portavoce Karoline Leavitt ha definito “false” le affermazioni di Kent, ribadendo che l’Iran rappresentava invece un pericolo concreto, mentre il presidente – che ha ottenuto un secondo mandato – ha liquidato il suo ex funzionario definendolo “molto debole sul fronte della sicurezza”, aggiungendo che la sua uscita è stata un bene. Dall’altra parte, Kent ha replicato che è “normale” che si cerchi di screditarlo, rilanciando in un’intervista a Tucker Carlson la tesi secondo cui non ci sarebbero state prove di un imminente attacco iraniano e che Israele avrebbe “guidato la decisione” di andare in guerra.

Un passato da soldato e la memoria della moglie caduta in Siria

Nelle sue dichiarazioni, Kent ha più volte richiamato la sua storia personale: reduce delle forze speciali ed ex agente della Cia, ha perso la prima moglie, Shannon, in un attentato in Siria nel 2019. Un lutto che ha trasformato in un grido di accusa, definendo quello stesso conflitto siriano come “una guerra prodotta da Israele”. È proprio questo intreccio tra il dolore privato e le accuse di ingerenza esterna a rendere il suo caso esplosivo, al punto da attirare l’attenzione di organizzazioni come l’Anti-Defamation League, che ha ravvisato nelle sue parole la riproposizione di “antichi tropi antisemiti”. Le indagini dell’Fbi, ora, dovranno stabilire se dietro la sua battaglia politica ci sia stata anche la violazione di quelle regole di sicurezza che lui stesso, per anni, ha avuto il compito di proteggere.

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