Attentato a Ranucci, il gip: “Lavitola voleva accrescerne la popolarità”. Arrestato il mandante
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'unica certezza, in questo momento, è che Valter Lavitola aveva un piano, e che quel piano – secondo la Procura di Roma – prevedeva un'esplosione. L'ipotesi è che l'obiettivo non fosse fare del male a Sigfrido Ranucci, bensì alimentarne la popolarità in vista di un ipotetico futuro politico, e che l'ex editore e imprenditore abbia commissionato l'attentato per accrescere la notorietà del giornalista di Report, assicurandosi così un ruolo di primo piano nel nuovo scenario che intendeva contribuire a creare.
L'ordinanza del gip e l'aggravante mafiosa
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Lavitola, su richiesta della Procura guidata dal procuratore Francesco Lo Voi. Il provvedimento, firmato dal gip Iole Moricca, contesta l'aggravante del metodo mafioso, un elemento che sottolinea la capacità intimidatoria e la spregiudicatezza riconosciute all'indagato.
Nelle carte dell'inchiesta, il giudice scrive che l'attentato è stato commissionato «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell'arrestato «in ambito politico»; la natura dell'evento doveva apparire, agli occhi dell'opinione pubblica, come un atto intimidatorio, senza però porre in effettivo pericolo l'incolumità di Ranucci.
L'indagine, avviata dal pm Carlo Villani e proseguita dal magistrato della Dda Edoardo De Santis, ha già portato, a fine giugno, all'arresto di quattro persone (tre uomini e una donna) individuate come gli esecutori materiali della deflagrazione.
Il ruolo di Gomes Clesio Tavares e i sopralluoghi
L'ordinanza di custodia cautelare ha inoltre interessato il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, considerato dagli inquirenti il factotum e l'intermediario di Lavitola; per lui è stato emesso un mandato di arresto internazionale, dato che attualmente si trova latitante in Africa.
Secondo la ricostruzione della procura, sarebbe stato proprio Tavares a fare da ponte operativo tra l'ex direttore dell'Avanti! e la banda incaricata di piazzare l'ordigno: a lui sarebbe spettato il compito di reclutare gli esecutori, procurarsi l'esplosivo e istruirli, mentre Lavitola avrebbe ideato il piano e preso parte in prima persona a un sopralluogo esplorativo nei pressi dell'abitazione del giornalista, il 15 settembre 2025.
Un secondo sopralluogo, coordinato da Tavares, sarebbe stato effettuato il 10 ottobre sul litorale laziale, pochi giorni prima dell'attentato, con la complicità del gruppo di esecutori provenienti dalla Campania.
Il legame tra Lavitola e Ranucci e la strategia difensiva
Un aspetto centrale emerso dalle indagini riguarda il rapporto tra Lavitola e la vittima. Dopo l'attentato, i magistrati hanno ritenuto che l'imprenditore abbia continuato a manipolare Ranucci, alimentando in lui la convinzione della propria innocenza. Il gip, nel motivare la misura cautelare, ha evidenziato come Lavitola abbia sfruttato il profondo legame instauratosi con il giornalista per condizionarlo e trarne vantaggio nella strategia difensiva, nella convinzione che «finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata».
Ranucci, che aveva sempre difeso pubblicamente l'amicizia con Lavitola descrivendolo come una fonte preziosa per le inchieste di Report, si sarebbe mostrato incredulo e stupito appresa la notizia del coinvolgimento dell'amico.
Le prove telematiche e i precedenti di Lavitola
A sostenere il quadro accusatorio sono state determinanti le analisi tecnologiche e forensi: l'incrocio dei tabulati telefonici e telematici delle celle agganciate la notte dell'attentato, il tracciamento dei veicoli utilizzati durante le fasi preparatorie e l'esame dei telefoni sequestrati agli indagati hanno smontato i tentativi di alibi.
L'arresto di Valter Lavitola, 60enne di origini campane, aggiunge un nuovo capitolo alla sua lunga storia giudiziaria; già condannato nel 2017 per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, era stato anche protagonista di una latitanza in America Latina e di un'inchiesta per presunte tangenti a Panama, prima di essere estradato in Italia nel 2012.
Con la misura cautelare, l'inchiesta sull'attentato di Pomezia si avvia verso la fase processuale, mentre resta ancora attiva la caccia al complice Tavares, ritenuto il fondamentale anello di congiunzione tra il presunto mandante e i bracci armati dell'operazione.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
