Caro carburanti, la speculazione corre quasi il doppio del petrolio: denunce e controlli delle Fiamme Gialle
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Redazione Economia
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La scintilla della crisi in Iran, innescatasi nei primi giorni di marzo, ha fatto divampare le fiamme dei prezzi alla pompa, ma l’incendio, a guardare i dati, non è alimentato solo dal costo del greggio. Mentre il Brent segnava un +24% tra il 1° e il 9 marzo, il diesel sulle nostre strade è schizzato del 25,8%, un’accelerazione che, secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, nasconde dinamiche ben più opache della semplice legge della domanda e dell’offerta. Un’impennata, questa, che porta il gasolio a toccare una media nazionale di due euro al litro, con punte che in alcune realtà, come nella città metropolitana di Genova, arrivano a superare i 2,1 euro, mentre la benzina si attesta attorno a 1,84 euro, con picchi di quasi 1,9 euro nel capoluogo ligure. La denuncia degli imprenditori è netta: la componente speculativa, stimata tra gli 8 e i 20 centesimi al litro, lievita fino a 35-50 centesimi nelle stazioni autostradali, traducendosi in extraprofitti per la filiera che, a regime, potrebbero oscillare tra i 3 e i 7 miliardi di euro all'anno.
Sui meccanismi che regolano questo mercato, gli esperti del Centro studi di Unimpresa parlano di un effetto rocket and feather, laddove i prezzi volano verso l'alto come razzi al minimo aumento del petrolio, per poi scendere lentamente come piume quando il greggio cala. A ciò si aggiunge un’asimmetria temporale non di poco conto: gran parte del carburante venduto in questi giorni, spiegano, deriva da greggio raffinato e acquistato settimane fa a prezzi inferiori, ma i listini sono stati aggiornati con la rapidità di un fulmine, come se il costo della materia prima fosse già quello attuale, attestatosi sui 93 dollari al barile. Una struttura di mercato, quella italiana, caratterizzata dalla presenza di pochi grandi operatori, che amplifica questi meccanismi distorsivi, specialmente in fasi di tensione geopolitica come quella che stiamo vivendo, e che vede una domanda particolarmente rigida proprio per il gasolio, carburante principe per l’autotrasporto e non solo.
L’esposto di Coldiretti e la rivolta dei gestori
Se gli automobilisti fanno i conti con il pieno salato, il mondo dell’agricoltura lancia un grido d’allarme che assume i contorni di un atto formale. Coldiretti, per voce del suo presidente Ettore Prandini, ha infatti proceduto alla presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza, chiedendo di accertare quelle che l’associazione definisce “manovre speculative” sul prezzo del gasolio agricolo. Un aumento, quello del carburante agevolato per i trattori, che in una sola settimana sarebbe passato da circa 0,85 euro al litro a picchi di 1,25 euro, con incrementi tra i 40 e i 45 centesimi, una forbice molto più ampia di quella registrata per il diesel normale, ferma a 18-19 centesimi. Un incremento anomalo e sproporzionato, lo definiscono, che per l’articolo 501-bis del codice penale integra gli estremi del reato di manovre speculative sulle merci, un’ipotesi che le Fiamme Gialle sono ora chiamate a verificare.
Parallelamente, sul fronte della distribuzione, la tensione monta tra i gestori degli impianti, i quali, lungi dal sentirsi parte in causa degli extraprofitti, si dichiarano pronti allo sciopero. A Firenze, dove il comando provinciale della Guardia di Finanza ha disposto un significativo rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera — dall’approvvigionamento allo stoccaggio, fino alla vendita al dettaglio —, i benzinai protestano. La loro posizione, espressa da Faib Confesercenti Toscana, contesta quella che definiscono una “distorsione di prospettiva”, ovvero l’idea che i rincari possano nascere all’ultimo anello della catena. Il loro margine, ricordano, è fisso e ammonta a circa cinque centesimi lordi a litro, e le decisioni sui prezzi vengono prese a monte dalle compagnie petrolifere, mentre il governo, accusano, non avrebbe ancora varato quella riforma strutturale del settore promessa e attesa da tempo.
La macchina dei controlli si mette in moto
Di fronte a questo scenario, l’attività di vigilanza si è intensificata in modo capillare. Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Firenze, in particolare, hanno messo in campo un piano straordinario di verifiche che coinvolge tutti i reparti operativi della Città Metropolitana, con l’obiettivo di monitorare la trasparenza dei prezzi esposti e scovare eventuali illeciti. L’operazione, spiegano gli investigatori, mira a prevenire distorsioni nella formazione dei listini e a contrastare fenomeni come l’immissione in consumo di prodotti energetici sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti per eludere il corretto trattamento fiscale, e le irregolarità nella tracciabilità dei prodotti. Un’attività, questa, che si concentra non solo sui distributori, ma sull’intera filiera, dall’approvvigionamento al trasporto, proprio perché le oscillazioni dei prezzi, come sottolineato dalla stesse Fiamme Gialle, rischiano di favorire il ricorso a canali illegali di approvvigionamento.




