Anthropic trascina il Pentagono in tribunale dopo la designazione come “rischio per la sicurezza”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione, latente da settimane, si è infine cristallizzata in una battaglia legale destinata a fare giurisprudenza. Anthropic, la startup di intelligenza artificiale con sede a San Francisco, ha citato in giudizio l’amministrazione Trump, contestando la decisione del Dipartimento della Difesa di classificare l’azienda come un “rischio per la catena di fornitura” statunitense. Una mossa, quella del Pentagono, che di fatto rappresenta una messa al bando senza precedenti, essendo la prima volta che un tale provvedimento – solitamente riservato a entità straniere come il colosso cinese Huawei – viene applicato a una società a stelle e strisce. La replica legale di Anthropic, articolata in due distinti ricorsi depositati presso la corte federale della California e la corte d'appello di Washington, punta a far annullare l’etichetta infamante e a bloccarne gli effetti.

Il nodo contrattuale e le “due linee rosse” di Anthropic

All’origine dello scontro, che ha visto coinvolto direttamente anche il presidente Donald Trump con un ordine esecutivo di cessazione immediata dell’uso della tecnologia Anthropic da parte di tutte le agenzie federali, vi è il fallimento delle trattative per il rinnovo di un contratto da 200 milioni di dollari siglato lo scorso luglio. Un accordo, questo, che aveva reso “Claude” – il modello linguistico di punta della startup – l'unica intelligenza artificiale commerciale autorizzata a operare all'interno dei sistemi classificati del Pentagono, venendo impiegata in contesti sensibili come l'analisi di intelligence e persino, stando a quanto ricostruito, in supporto a operazioni militari in Iran e in Venezuela. Durante i negoziati per il prosieguo della collaborazione, Anthropic ha posto due condizioni irrinunciabili: che la propria tecnologia non venisse utilizzata per attività di sorveglianza di massa ai danni dei cittadini americani, né per lo sviluppo di sistemi d’arma pienamente autonomi, capaci cioè di selezionare e ingaggiare bersagli senza l'intervento diretto di un operatore umano.

La risposta del Pentagono e l’intervento della Casa Bianca

Una posizione, quella dell'azienda guidata da Dario Amodei, che si è scontrata con la linea dura del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il Pentagono, infatti, ha respinto con decisione qualsiasi limitazione esterna, rivendicando la necessità di poter utilizzare l’intelligenza artificiale “per qualsiasi scopo lecito” e rifiutando il principio che un’impresa privata potesse dettare l’agenda in situazioni di emergenza nazionale. La replica del governo non si è fatta attendere: non solo la minaccia di rescindere il contratto, ma anche l’ipotesi – poi concretizzatasi – di applicare il *Defense Production Act*, un potere solitamente utilizzato per garantire approvvigionamenti strategici, e la conseguente dichiarazione di “rischio per la sicurezza” che ora Anthropic contesta in aula. A rendere ancor più aspra la disputa, che ha visto il capo di Anthropic scusarsi internamente per il tono di una lettera in cui accusava l'amministrazione di volere “lodi da dittatore”, è stato l'intervento diretto di Trump, che sui social ha bollato l'atteggiamento della startup come “egoista” e pericoloso per i soldati americani.

La mossa di OpenAI e le accuse incrociate

A complicare il quadro, gettando benzina sul fuoco di una contesa che ha ormai assunto i contorni di una resa dei conti, ci ha pensato la concorrenza. A poche ore dalla rottura tra Anthropic e il Pentagono, OpenAI – rivale diretta e finanziariamente sostenuta da Microsoft – ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Dipartimento della Difesa per subentrare nella fornitura di servizi di intelligenza artificiale per le reti classificate. Una tempistica, questa, che il numero uno di OpenAI Sam Altman ha definito “opportunistica e sciatta”, ammettendo implicitamente la portata della mossa. Dall’altra parte, Amodei non ha risparmiato critiche pesanti, arrivando ad affermare che i paletti etici pubblicizzati da OpenAI sarebbero per “il 20% reali e l’80% teatrino della sicurezza”, e suggerendo che dietro la designazione della sua azienda come rischio vi fosse anche una punizione per il suo mancato sostegno economico a Trump, a differenza di quanto fatto da alcuni dirigenti di OpenAI.

Le due cause legali e la difesa della libertà d’impresa

Nelle carte depositate dai legali di Anthropic, la designazione voluta da Hegseth viene descritta come un atto “senza precedenti e illegale”, una rappresaglia che viola il primo emendamento della Costituzione americana, punendo di fatto l’azienda per le sue posizioni espresse e per il suo rifiuto a piegarsi alle richieste dell'esecutivo. Le due azioni legali intentate – una in California e l’altra a Washington – contestano aspetti complementari del provvedimento: da un lato si chiede di dichiarare nulla la classificazione di rischio, dall’altro si mira a ottenere un’ingiunzione che ne sospenda immediatamente l’efficacia, impedendo così che i contractor della difesa e altre agenzie federali siano obbligati a recidere i rapporti commerciali con la startup. Una battaglia legale, quella intrapresa dalla società di San Francisco, che si gioca su un doppio binario: dimostrare la violazione delle proprie prerogative costituzionali e contestare la legittimità formale di un procedimento che, nato per contrastare avversari stranieri, è stato per la prima volta rivoltato contro un’impresa nazionale.

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