Tumori, la grande sfida della salute globale: la visione di Maria Cristina Leone

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I nuovi casi di tumore nel mondo, secondo gli ultimi dati, sono più che raddoppiati dal 1990, avendo toccato nel 2023 il numero di 18,5 milioni, mentre nello stesso arco temporale i decessi annuali sono aumentati di una percentuale che si attesta intorno al 74%. Si tratta di cifre che, se da un lato rispecchiano l’invecchiamento delle popolazioni, dall’altro rivelano con drammatica chiarezza una transizione epidemiologica, poiché la maggioranza dei casi si verifica ormai nei paesi a reddito basso o medio. Una sfida che, per essere affrontata, richiede una strategia articolata basata su tre pilastri irrinunciabili: la prevenzione primaria, la diagnosi precoce e un accesso equo e migliorato a cure di qualità. È questa la visione ribadita da Maria Cristina Leone, direttrice di una delle principali istituzioni oncologiche italiane, la quale sottolinea come oltre il 40% delle morti per cancro a livello globale sia legato a 44 fattori di rischio modificabili, che includono – tra gli altri – il consumo di tabacco, una dieta non corretta e valori elevati di glicemia.

Le evidenze scientifiche sui fattori evitabili

Non si tratta di mere ipotesi, bensì di un’evidenza solida, supportata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, secondo le quali una parte significativa delle neoplasie potrebbe essere evitata agendo su questi elementi. L’informazione corretta diventa dunque uno strumento di salute pubblica, un mezzo per diffondere la consapevolezza che scelte quotidiane, spesso dettate da abitudini consolidate, hanno un peso specifico nel determinare il rischio individuale. Un messaggio che, pur nella sua semplicità, fatica a penetrare in modo uniforme, mentre le campagne di sensibilizzazione cercano di colmare questo gap, come dimostra l’iniziativa “Prevenzione è Salute”, che ha recentemente fatto tappa a Potenza con l’obiettivo di avvicinare i cittadini ai percorsi di screening, in particolare negli ambiti oncologico e cardiometabolico.

L’importanza delle iniziative sul territorio

All’evento lucano, patrocinato da società scientifiche e realtà del terzo settore, ha preso parte anche l’assessore regionale alla Salute, sottolineando come tali momenti siano cruciali per tradurre in pratica le indicazioni della comunità scientifica. Si punta, in sostanza, a rendere concreti e accessibili quei percorsi di prevenzione secondaria che, attraverso gli esami di screening, permettono di individuare una malattia in uno stadio iniziale, quando le possibilità di successo terapeutico sono più alte. Un’opera di sensibilizzazione che si intreccia con la necessità di promuovere stili di vita sani, laddove l’adesione ai programmi pubblici rappresenta un tassello fondamentale di una strategia più ampia, la quale non può prescindere da un investimento costante nella ricerca e nell’innovazione terapeutica.

La cooperazione internazionale e il peso della cronicità

La Giornata mondiale contro il Cancro, celebrata lo scorso febbraio, ha rappresentato un ulteriore momento di riflessione su questo impegno collettivo, che chiama in causa non solo le istituzioni sanitarie ma anche la responsabilità individuale. La lotta alle neoplasie, del resto, richiede una cooperazione internazionale sempre più stretta, soprattutto considerando che il carico della malattia grava in modo sproporzionato su aree geografiche con sistemi sanitari più fragili. Il rapporto tra stili di vita e insorgenza del cancro, d’altronde, è ormai innegabile, e intervenire sui fattori di rischio – molti dei quali comuni ad altre patologie croniche – significa agire su un fronte che va ben oltre l’oncologia, toccando la salute pubblica nella sua interezza. Si tratta di un percorso complesso, che richiede risorse e una visione a lungo termine, ma che parte dalla consapevolezza di un dato inoppugnabile: una quota importante del futuro dell’oncologia si gioca sul campo della prevenzione.

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