Queens of the Stone Age, al Lirico di Milano il rock diventa rito tra le ombre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dalle profondità silenziose delle Catacombe di Parigi, dove un anno fa i Queens of the Stone Age hanno inciso la loro meditazione sulla vita e sulla morte, l’eco di "Alive in the Catacombs" riaffiora ora alla superficie milanese. Dopo il film-concerto realizzato tra le ossa e le ombre dell'ossario parigino e un disco dal vivo, Josh Homme e soci trasformano quel rito sotterraneo in uno spettacolo visibile e condivisibile al Teatro Lirico Giorgio Gaber, unendo la potenza del rock alla solennità di un’orchestra sinfonica. Impossibile distogliere lo sguardo da questo consumato rocker cinquantaduenne, il quale, mentre ciondola sul palco tenendo in mano una lampada nel buio fitto del teatro, ripete al pubblico "Look at you now!", quasi a voler esorcizzare, attraverso una performance teatrale unica nel suo genere, la morte che solo un anno fa ha guardato in faccia.
Un matrimonio riuscito tra classica e rock
L’ultima istantanea che si aveva di lui a Milano era quella di un uomo sofferente, poco più di un anno fa, sul palco solo per dovere perché tormentato da un’ernia. Stava invece benissimo l’altra sera Josh Homme, forse una delle figure più importanti del rock cosiddetto «alternativo» degli ultimi venticinque anni, il quale, deposti i distorsori e messa via la batteria, si è fatto accompagnare oltre che dalla sua band proprio da un’orchestra sinfonica per l’evocativo “The Catacombs Tour”. Mai matrimonio fra la potenza della musica classica e l’energia grezza del rock era apparso più riuscito, creando uno spettacolo impossibile da classificare che ha trasformato il concerto in un’esperienza profondamente teatrale.
L’esorcismo dei demoni in musica
“Cantate!”, dice Josh Homme illuminato da fasci di luce rosse, con lo sguardo da pazzo e il capo che si muove a tempo di musica, mentre incita il pubblico alla sua destra e poi alla sua sinistra. “Per affrontare i demoni devi liberarli, per catturare tutti i tuoi demoni… carpe demon”, cantava pochi istanti prima in un misto d’inglese e latino, in quella che sembrava una litania personale. E il pubblico, quasi ipnotizzato da quella melodia funerea e senza parole, cantava, obbedendo all’invito di un artista che ha scelto di portare in scena, piuttosto che nascondere, le proprie battaglie interiori, trasformando il palco in un luogo di catarsi collettiva.
Dalla cronaca nera alla resurrezione artistica
La performance, che segue le indagini e gli sviluppi giudiziari legati a vicende personali dell’artista, trattate dalla cronaca con il dovuto rispetto e senza scendere in dettagli espliciti, assume i contorni di una vera e propria resurrezione artistica. Quel “Guardatevi ora” ripetuto da Homme non suona come un semplice ritornello, ma come un’affermazione di presenza, una dichiarazione di sopravvivenza che travalica la semplice esecuzione musicale. Lo spettacolo, nato come una meditazione tra le ombre delle catacombe, si è così trasformato in un inno alla vita, dimostrando come il rock, nelle sue forme più pure e sperimentali, possa ancora raccontare storie complesse e commuovere.




