Milano, pedinamenti e aggressioni: l'arresto del diciannovenne ecuadoriano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le immagini delle telecamere di sorveglianza, che gli inquirenti hanno deciso di rendere pubbliche, raccontano una metodologia precisa e inquietante, ripetuta con una freddezza che ha gettato nel panico interi quartieri. Un giovane uomo, un diciannovenne di nazionalità ecuadoriana residente a Sesto San Giovanni, se ne sta fermo nella stazione della metropolitana con il suo monopattino elettrico, un modello nero con cavetti arancioni sotto il manubrio e un portacellulare sopra. Indossa un cappellino da baseball verde, maglietta bianca e shorts. Osserva i flussi di persone, sceglie una ragazza, spesso una minorenne, e la fissa con uno sguardo che, a posteriori, rivela tutta la sua intenzione predatoria. Poi, uscito dalla stazione, comincia a pedinarla, seguendola a distanza con il suo mezzo fino all’ingresso di casa, dove l’ombra si trasforma in un’aggressione violenta, con le vittime schiacciate contro il muro del proprio palazzo dopo essere state inseguite persino per le scale.

La ricostruzione degli episodi

I fatti, come ricostruiti dagli investigatori, si sono susseguiti nell’arco di circa tre mesi, evidenziando una modalità operativa quasi identica. Il primo episodio accertato risale al tardo pomeriggio del 12 agosto nella stazione della metro di Gorgonzola, dove il diciannovenne avrebbe individuato e pedinato una diciassettenne, per poi aggredirla una volta giunti nel portone della sua abitazione. Un secondo fatto, analogo per dinamiche e scelta della vittima, anch’essa minorenne, si sarebbe verificato in seguito, mentre un terzo tentativo sarebbe stato sventato. La decisione di diffondere il video, che ritrae il giovane fermo in attesa sulla banchina, è stata dettata dalla necessità di raccogliere eventuali altre testimonianze e di ricostruire con esattezza la catena degli eventi, poiché il sospetto è che gli episodi potrebbero non essersi limitati a quelli già emersi.

L’arresto e le accuse

L’uomo è stato tratto in arresto lo scorso 13 dicembre, con l’accusa di violenza sessuale aggravata, ed è stato posto agli arresti domiciliari. Le indagini, condotte incrociando le immagini di diverse telecamere di sorveglianza pubbliche e private, hanno permesso di rintracciarlo e di collegarlo in modo inequivocabile agli episodi. Gli inquirenti hanno sottolineato come il soggetto agisse in solitario, scegliendo le vittime in maniera apparentemente casuale tra le giovani donne che transitavano nelle stazioni della metropolitana, per poi seguirle con determinazione fino al luogo dell’aggressione, sfruttando la velocità e la silenziosità del monopattino elettrico per non destare sospetti durante il pedinamento.

Il quadro investigativo

La ricostruzione minuziosa degli spostamenti, resa possibile proprio dal riconoscimento del mezzo e dell’abbigliamento, ha costituito un elemento cardine per l’identificazione e la successiva cattura. Le forze dell’ordine, senza entrare nel merito di dettagli espliciti sulle violenze, hanno concentrato la loro attenzione sulla pericolosità del modus operandi, basato sull’appostamento, sulla selezione e sull’inseguimento fino a dentro gli spazi condominiali, luoghi tradizionalmente percepiti come sicuri. La diffusione del video, oltre a uno strumento investigativo, assume dunque il valore di un atto dovuto verso una cittadinanza allarmata da una sequenza di fatti che hanno minato la percezione della sicurezza negli spazi di transito quotidiano.

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