Divisione tra sindacati sulla manovra sanitaria
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Redazione Salute
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Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha recentemente dichiarato che il Governo Meloni ha rimesso al centro la salute delle persone, ma i numeri sulla sanità raccontano una storia diversa. La Cgil ha criticato duramente queste affermazioni, sostenendo che gli aumenti salariali proposti coprono a malapena l'inflazione. Barbaresi, rappresentante della Cgil, ha sottolineato che il Ministro dovrebbe conoscere meglio i tagli effettuati dal suo Governo piuttosto che vantarsi di conoscere i medici meglio dei sindacalisti.
La situazione si complica ulteriormente con l'avvicinarsi dello sciopero indetto per il 20 novembre. I sindacati sono divisi: da una parte la Cisl, che vede di buon occhio la finanziaria varata dal Governo e non aderirà allo sciopero, dall'altra Uil e Cgil, che invece incroceranno le braccia accanto a medici e infermieri. Questi ultimi si sentono presi in giro da aumenti di soli 17 euro al mese e dal mancato avvio del piano di assunzioni annunciato per risolvere i problemi nella sanità pubblica.
I numeri sulla sanità, presentati dal Centrodestra come un vestito di gala, nascondono una realtà ben più cupa. Secondo le principali associazioni di categoria, i fondi stanziati sono assolutamente insufficienti per garantire l'universalismo, l'uguaglianza e l'equità del Sistema sanitario nazionale. L'articolo 32 della Costituzione rischia di essere ulteriormente tradito con la legge di bilancio 2025.
Medici e infermieri, contrari alla manovra, sostengono che esiste un piano per arricchire i privati a discapito del servizio pubblico. Lo sciopero, affermano, è necessario per evitare di dover fermarsi per sempre.




