Guerra in Iran, il conto energetico per gli americani supera i cento miliardi di dollari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il conflitto con l'Iran ha scaricato sui consumatori statunitensi un conto energetico aggiuntivo che ha superato la soglia dei cento miliardi di dollari. Secondo l'indice dei costi elaborato dalla Brown University e ripreso dalla CNN, dall'inizio delle ostilità gli americani hanno speso 100,9 miliardi di dollari in più soltanto per benzina e gasolio, una cifra che equivale a 770 dollari per ogni famiglia del Paese.

Il diesel oltre i sei dollari al gallone

È il prezzo del gasolio, più ancora di quello del petrolio greggio, a far segnare il dato più eclatante. Venerdì il diesel ha toccato per la prima volta nella storia una media nazionale di 6,0556 dollari al gallone, stando ai rilevamenti dell'American Automobile Association, superando il precedente record di 5,82 dollari risalente al 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina. In California, primo Stato agricolo del Paese, si arriva a 7,9827 dollari, mentre Washington si ferma a 7,06 dollari e Hawaii a 7.

Il rincaro su base annua è del 63 per cento, un aumento che pesa direttamente su autotrasportatori e agricoltori, categorie per le quali il gasolio rappresenta una voce di costo difficilmente comprimibile.

Il nodo delle raffinerie e gli attacchi ucraini

A monte dell'impennata c'è una strozzatura nell'offerta di prodotti raffinati che combina due fattori distinti. Da un lato, gli attacchi ucraini con droni e missili contro le raffinerie russe hanno ridotto la capacità di lavorazione di Mosca: ad agosto gli impianti russi hanno trattato circa 3,8 milioni di barili al giorno, contro i 5 milioni dello stesso mese del 2025, e la Russia, storicamente esportatore di diesel, ha dovuto vietare le esportazioni del prodotto e importare benzina dall'India.

Il segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha attribuito proprio a questi attacchi il livello record dei prezzi interni, osservando che la capacità di raffinazione russa danneggiata "è la ragione per cui i prezzi di benzina e diesel sono alti, più ancora di quelli del petrolio".

Raffinazione globale sotto pressione

Dall'altro lato, il conflitto in Medio Oriente ha compresso la raffinazione nella regione del Golfo. Wood Mackenzie stima che il protrarsi delle ostilità fino a fine anno potrebbe ridurre di 1,4 milioni di barili al giorno i volumi di greggio raffinati a livello globale nel quarto trimestre, con l'Asia in prima linea.

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha confermato il quadro: ad agosto le raffinerie mondiali hanno lavorato 81,4 milioni di barili al giorno, 4,2 milioni in meno rispetto a un anno prima, e la produzione di greggio è calata di 1,6 milioni di barili al giorno con oltre 10 milioni di barili di capacità inutilizzata nella regione del Golfo per ragioni di sicurezza.

Gli Houthi chiudono Bab al-Mandeb

Sul fronte geopolitico, la stretta sulle rotte energetiche si è estesa allo Stretto di Bab al-Mandeb. I ribelli yemeniti Houthi hanno preso il controllo dell'isola di Mayyun, al centro del passaggio marittimo, completando la conquista dell'area dopo una settimana di offensiva che, secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, ha causato oltre 500 vittime e circa 46.000 sfollati. Un portavoce del gruppo ha dichiarato che la navigazione nel Mar Rosso è sicura "tranne che per le navi saudite", suggerendo il controllo ormai pieno sullo stretto.

L' Arabia Saudita, principale esportatore mondiale di petrolio, dipende dalla rotta del Mar Rosso da quando il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz ha strozzato le spedizioni via Golfo.

Previsioni riviste al ribasso

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha tagliato le stime sulla domanda globale di petrolio per l'anno in corso, prevedendo un calo di 2,5 milioni di barili al giorno contro il ribasso di 1,6 milioni indicato in agosto. Il consumo mondiale dovrebbe attestarsi sui 102,44 milioni di barili al giorno, in netta discesa rispetto ai 103,29 milioni previsti il mese precedente.

L'agenzia con sede a Parigi ha motivato la revisione con lo stallo delle trattative tra Washington e Teheran, che ritarda il ritorno dei flussi petroliferi alla normalità, e con i prezzi elevati dei carburanti. Le scorte globali di greggio sono scese di altri 95 milioni di barili in agosto, portando il prelievo cumulato da febbraio a 507 milioni di barili, una media di 2,8 milioni al giorno.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.