Andrew e Tristan Tate lasciano la Romania, volano in Florida tra accuse e polemiche

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una svolta inaspettata e controversa ha segnato la vicenda giudiziaria dei fratelli Andrew e Tristan Tate, ex detenuti in Romania e ora liberi di viaggiare verso gli Stati Uniti. I due, accusati di reati gravissimi come tratta di esseri umani e violenza sessuale, hanno lasciato Bucarest a bordo di un jet privato diretto a Fort Lauderdale, in Florida, dopo due anni trascorsi ai domiciliari. La decisione delle autorità rumene di consentire loro di abbandonare il paese ha scatenato un’ondata di critiche e sconcerto, soprattutto tra le presunte vittime e i loro rappresentanti legali.

Andrew Tate, 38 anni, ex campione di kickboxing e figura di spicco nel movimento del maschilismo radicale, e suo fratello Tristan, 36, sono stati al centro di un’inchiesta internazionale che li ha visti coinvolti in accuse di sfruttamento e abusi. Le indagini, partite nel 2022, hanno portato al loro arresto in Romania, paese in cui risiedevano da anni. Nonostante le accuse, i due hanno sempre negato ogni addebito, definendosi vittime di una persecuzione mediatica e giudiziaria.

La fuga dalla Romania, però, non ha placato le polemiche. Anzi, l’arrivo in Florida, stato noto per essere un rifugio di personaggi controversi e fedele alla politica di Donald Trump, ha alimentato ulteriori interrogativi. Il governatore Ron DeSantis, pur criticando apertamente i Tate, non ha impedito il loro ingresso nel territorio americano. “La Florida non è un posto in cui sei il benvenuto con questo tipo di condotta”, ha dichiarato DeSantis, sottolineando però che non vi erano motivi legali per negare l’accesso ai due fratelli.

Le presunte vittime, in particolare quattro donne britanniche rappresentate dall’avvocato Matthew Jury, hanno espresso profondo sconcerto per la decisione rumena. Secondo quanto riportato, le donne si sentono “traumatizzate” dalla possibilità che le autorità abbiano ceduto a pressioni politiche, ipotizzando un intervento dell’amministrazione Trump per favorire i Tate. Jury, che rappresenta le donne in una causa civile per stupro e controllo coercitivo avvenuto tra il 2013 e il 2016 nel Regno Unito, ha definito la situazione “un colpo alla giustizia”.

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