Trieste, l'omicidio del gioielliere e il mistero del tesoro in casa
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Redazione Interno
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Un conoscente, che pare avesse le chiavi dell’appartamento, ha dato l’allarme dopo aver trovato il Corpo di Nicola Granieri riverso nel soggiorno di via Machlig 16, nel rione di San Luigi. L’ex commerciante, settantatreenne, giaceva in una pozza di sangue, colpito alla testa, in un ambiente che appariva completamente messo a soqquadro, un particolare non secondario che, unito al passato dell’uomo, ha immediatamente orientato gli inquirenti verso la pista omicidiaria. La scientifica di Padova, chiamata a supporto degli investigatori della Questura di Trieste, è tornata sul luogo nelle prime ore del mattino per completare i delicati rilievi, dopo aver lavorato fino a tarda sera nel giorno della scoperta del cadavere, come confermato dal questore Lilia Fredella a margine di un incontro istituzionale.
Il bottino che non fu tolto
Quel che emerge dalle prime testimonianze di coloro che intrattenevano rapporti d’affari con la vittima, infatti, delinea un quadro sorprendente e forse decisivo per ricostruire la dinamica del delitto. Granieri, stando a quanto riferito da più parti, custodiva all’interno dell’abitazione una fortuna in liquidi e beni di valore che, secondo stime ancora da verificare negli aspetti contabili ma ritenute attendibili, supererebbe il milione di euro. Si tratterebbe di una consistente somma in denaro contante, a cui si aggiungono oro e una collezione di orologi di lusso, tra i quali spiccherebbero una trentina di esemplari del modello Rolex Daytona, molto ricercato e dal elevato valore di mercato.
L’indagine tra movente e dinamica
La presenza di quel tesoro, rimasto apparentemente intatto nonostante il disordine della stanza, pone agli investigatori una serie di interrogativi stringenti sul movente, poiché sembra escludere, almeno in prima battuta, una rapina come unica finalità dell’intrusione. Il ferimento alla testa, del quale si evitano di divulgare i dettagli tecnici per non interferire con le indagini in corso, rappresenta l’elemento centrale su cui si concentrano le analisi degli esperti per stabilire l’arma del delitto e la violenza dell’aggressione. Alcuni di loro, quelli della scientifica, hanno dedicato la giornata a setacciare minuziosamente ogni centimetro dell’appartamento, nella speranza di individuare impronte, tracce biologiche o qualsiasi altro indizio materiale che possa condurre all’identificazione di chi ha compiuto il gesto.
Il lavoro delle forze dell’ordine
Il coordinamento delle operazioni è affidato alla Questura di Trieste, la cui massima autorità ha tenuto a precisare l’importanza del contributo delle squadre specializzate giunte da Padova, un supporto tecnico di alto profilo che sottolinea la complessità del caso. Il lavoro procede senza sosta, scandito dal continuo viavai degli specialisti in tuta bianca, mentre gli agenti del commissariato locale si dedicano a un altro versante, altrettanto cruciale, dell’inchiesta: ricostruire la vita e le frequentazioni della vittima, con particolare attenzione agli ultimi giorni e alle sue abitudini, per tracciare un profilo che possa spiegare la tragica fine. Si esaminano, inoltre, le dichiarazioni del conoscente che ha ritrovato il, per accertare la regolarità del suo accesso all’appartamento e la natura del suo rapporto con Granieri.




