Trieste, un gioielliere ucciso con un colpo alla nuca nella sua abitazione
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Redazione Interno
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Un delitto di "mala", un'esecuzione compiuta con fredda precisione, ha insanguinato un appartamento di via Machlig, nel quartiere San Luigi a Trieste, dove nel pomeriggio di giovedì 18 dicembre è stato rinvenuto il corpo senza vita di Nicola Granieri. Il settantatreenne, noto per una attività di compravendita di preziosi condotta al di fuori dei canali ufficiali, è stato trovato privo di vita da un amico, in una scena che immediatamente ha suggerito agli investigatori di non trovarsi di fronte a un incidente o a un gesto estremo. L'autopsia, infatti, ha successivamente chiarito ogni dubbio residuo, rivelando una ferita d'arma da fuoco alla nuca, con il proiettile che è poi uscito dalla tempia, un quadro che esclude categoricamente l'ipotesi di una caduta e che spiega, senza lasciare spazio a interpretazioni, l'apertura di un fascicolo per omicidio da parte della Procura guidata dal pm Andrea La Ganga.
La scena del crimine e gli indizi investigativi
La Squadra mobile, che conduce le indagini coordinate dalla magistratura, ha potuto constatare come nell'abitazione fossero stati rovistati cassetti e mobili, in un apparente disordine che potrebbe tuttavia nascondere moventi più profondi di un semplice furto. Elemento di particolare rilievo, emerso dalle prime ricostruzioni, è la scoperta di un'ingente somma di denaro contante, oltre alla presenza di oro e di una trentina di orologi di marca Rolex Daytona, lasciati nella residenza. Questo dettaglio, unito a una storia personale che in passato ha visto la vittima coinvolta nel contrabbando di sigarette e a un sistema di prestiti in "nero", delinea i contorni di un ambiente in cui gli affari, spesso condotti al confine della legalità, possono intrecciarsi con dinamiche pericolose.
L'esame balistico e la ricostruzione dei fatti
Gli accertamenti tecnici, che includono l'esame istologico per determinare con esattezza la distanza dello sparo, sono fondamentali per tracciare la dinamica dell'agguato, avvenuto con ogni probabilità nella giornata di mercoledì. Il proiettile, che ha colpito Nicola Granieri alla nuca mentre aveva probabilmente le spalle volte all'aggressore, indica una volontà omicida decisa, un gesto che non ammetteva repliche e che poco sembra concedere all'improvvisazione. La tecnica, un colpo di pistola esploso a breve distanza in un punto vitale, fa propendere gli investigatori per un delitto premeditato, la cui esecuzione richiedeva conoscenza dei luoghi e, forse, della routine della vittima.
Il quadro delle persone ascoltate
Il ventaglio degli interrogatori condotti in questura è ampio, comprendendo non solo i familiari e gli amici stretti del gioielliere, ma anche una serie di conoscenti e di persone che intrattenevano con lui rapporti di natura commerciale o finanziaria. L'obiettivo è quello di far luce sulla rete di relazioni del settantatreenne, cercando di individuare conflitti in sospeso, debiti non onorati o transazioni andate a male che possano aver generato una escalation di tensione tale da sfociare in violenza. La natura degli affari di Granieri, che lo portava a maneggiare consistenti valori in contanti e in metalli preziosi senza le tutele di un'attività formalizzata, lo esponeva a rischi specifici, rendendo complesso per gli inquirenti districare il movente del denaro da eventuali rancori personali.




