Il racconto del sopravvissuto: "Sotto il ghiaccio, a testa in giù, aspettando che qualcuno ci tirasse fuori"
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Redazione Interno
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Pietro Daniele, ventottenne di Gallarate, ce l’ha fatta. Seduto in una camera di medicina d’urgenza, il volto ancora segnato da quanto ha passato, ripercorre i minuti di terrore vissuti sul Monte Rosa, quando il ghiaccio del Colle Vincent ha ceduto sotto i suoi sci e quelli dei suoi compagni. La sua intervista ai colleghi di Aosta Sera restituisce un frammento nitido di ciò che è accaduto sabato scorso, un racconto che si snoda tra la consapevolezza del pericolo e la casualità della salvezza. Il giovane, nonostante l’esperienza maturata in anni di scialpinismo, descrive un ambiente che non lasciava presagire alcuna insidia: “Lì era tutto piatto, ventato. Non c’era nulla che facesse presagire la presenza di buche”, ha spiegato, quasi a voler sottolineare l’improvvisa mutevolezza di un territorio che pure conosceva bene. Poi, il vuoto. Un cedimento improvviso, una caduta verticale e il ritrovarsi incastrato tra le pareti di ghiaccio, lontano dalla luce e dalla superficie, in attesa che i soccorritori riuscissero a raggiungerlo.
La catena di solidarietà che ha preceduto la tragedia
Prima che la montagna si aprisse sotto di loro, c’era stato un tentativo di aiuto. Il gruppo, composto da sei scialpinisti divisi in due cordate, stava procedendo verso la Piramide Vincent quando dalle prime battute erano arrivate grida in francese. Qualcuno, più avanti, era finito in un crepaccio. Rodolfo Franguelli, 61 anni, anche lui di Gallarate, non ci aveva pensato due volte e insieme a Pietro si era mosso per prestare soccorso a Théo Jules Louis Mancini, l’italofrancese di quarant’anni precipitato per primo. Fu in quel frangente, mentre cercavano di mettere in sicurezza lo scialpinista in difficoltà, che la trappola di ghiaccio si è richiusa, inghiottendo entrambi i soccorritori. Un gesto di altruismo, quello di Franguelli, che lo ha portato a scivolare sempre più in profondità nella fenditura, mentre gli altri due, caduti in un punto diverso del crepaccio, sono rimasti in una posizione che, seppur drammatica, ha permesso ai tecnici del Soccorso alpino valdostano e della Guardia di finanza di individuarli ed estrarli.
Il recupero dei superstiti e la sospensione delle operazioni
L’allarme, scattato intorno alle 13.30 di sabato, ha mobilitato immediatamente i mezzi aerei e le squadre territoriali, che si sono calate nella gola di ghiaccio con manovre complesse e delicate. Recuperare Pietro e Mancini è stato possibile nel corso del pomeriggio: entrambi, elitrasportati all’ospedale di Aosta, presentano traumi e sintomi di ipotermia, ma le loro condizioni, pur richiedendo osservazione, non sono gravi. Ben diversa la situazione per Franguelli, scivolato più in fondo, a circa trenta metri di profondità. I soccorritori sono riusciti a raggiungerlo, ma ogni tentativo di tirarlo fuori si è scontrato con l’instabilità del ghiaccio e con il sopraggiungere del buio. Quando il medico ha potuto constatare la posizione del, è apparso subito chiaro che non ci fossero più margini. Le operazioni sono state quindi sospese per ragioni di sicurezza, nella speranza di poterle riprendere all’alba.
Il maltempo sigilla il destino dell’alpinista gallaratese
Le condizioni meteo, però, hanno avuto l’ultima parola. Nella giornata di domenica e ancora oggi, il vento e le precipitazioni in quota non hanno consentito all’elicottero di decollare in sicurezza, rendendo impossibile qualsiasi intervento. I tecnici del Soccorso alpino, pur pronti a tornare sul luogo della sciagura, non possono far nulla se non attendere una finestra di bel tempo che tarda ad arrivare. L’esposizione prolungata a temperature rigidissime, che a quattromila metri scendono di molti gradi sotto lo zero, non lascia ormai spazio a illazioni. Franguelli, dipendente di un’azienda orafa per trent’anni e grande appassionato di mountain bike oltre che di montagna, rimane lì, imprigionato nel ghiaccio che aveva sfidato con la passione di una vita, vittima di un cedimento che ha trasformato un gesto di generosità in una trappola mortale.




