G7 e Cop30, la settimana della diplomazia climatica
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Redazione Esteri
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Mentre i leader delle principali economie mondiali si preparano al vertice G7, l’attenzione della diplomazia internazionale, che non di rado vede agende fitte di impegni sovrapporsi, si sposta già verso l’Amazzonia brasiliana. È a Belém, città simbolo dello straordinario polmone verde del pianeta, che prenderà il via lunedì 10 novembre la trentesima Conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, universalmente riconosciuta come Cop30. Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica italiano, definendo l’appuntamento “il più grande evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici”, ne ha sottolineato la centralità in un comunicato pubblico, confermando la piena partecipazione del paese a un forum la cui posta in gioco, anno dopo anno, non fa che aumentare.
L'appello del mondo della musica
In questa fase preliminare, caratterizzata da un susseguirsi di dichiarazioni e richiami all’azione, si è fatto sentire con forza anche il settore culturale. Impala, l’associazione che riunisce numerose etichette discografiche indipendenti europee, ha infatti lanciato un appello affinché il mondo della musica, in special modo quella estranea ai grandi circuiti multinazionali, dia “priorità all'azione collettiva per il clima”. Con una nota che non lascia spazio a fraintendimenti, l’organizzazione ha avvertito che, “con gli obiettivi climatici ufficiali sotto pressione, agire diventa ancora più importante”, sollecitando al contempo i governi a sostenere i settori creativi con “quadri equi e coerenti” che, anziché rappresentare un ostacolo, favoriscano una trasformazione ormai non più procrastinabile.
L'urgenza della Santa Sede
Sulle medesime frequenze d’onda si è posizionato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il quale, guidando la delegazione della Santa Sede al vertice pre-Cop30, ha parlato senza giri di parole dell’essenziale urgenza di passare dalle parole ai fatti. Citando le lettere di San Paolo, Parolin ha ricordato a tutti i partecipanti che “il tempo si è fatto breve”, un monito che suona come un invito pressante a conferire “esecuzione” e “concretezza” agli impegni, pur significativi, assunti nelle precedenti edizioni della Conferenza. Un richiamo, il suo, che cerca di infondere un nuovo slancio in un processo negoziale spesso accusato di lentezza.
L'assenza che pesa sul negoziato
Proprio mentre i leader riuniti a Belém avvertivano della necessità di un’azione rapida e risoluta per scongiurare gli effetti più catastrofici del riscaldamento globale, un elemento di frizione ha però gettato un’ombra sul summit. Sul negoziato, infatti, incombe l’assenza dei capi di Stato e di governo di alcune delle nazioni responsabili delle maggiori emissioni di gas serra a livello mondiale. Se da un lato l’India e la Cina non saranno rappresentate al massimo livello, dall’altro pesa, non poco, la mancanza degli Stati Uniti, il cui presidente, Donald Trump, ha scelto di non presenziare all’incontro, una mossa che molti osservatori interpretano come un segnale di scarso interesse dell’amministrazione americana verso le politiche climatiche multilaterali.




