Flotilla Gaza, l’opposizione attacca: «Pirateria israeliana in acque internazionali»
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Redazione Interno
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La notte sul Mediterraneo orientale ha portato con sé un’operazione navale destinata a riaprire ferite diplomatiche mai del tutto rimarginate. L’abbordaggio della Global Sumud Flotilla, avvenuto in acque che – secondo il diritto del mare – non appartengono a nessuna giurisdizione statale se non a quella dello Stato di bandiera, ha subito sollevato un coro di critiche compatte dalle opposizioni italiane. A Montecitorio, in apertura di seduta, i gruppi parlamentari di minoranza hanno formalmente chiesto un intervento urgente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dei ministri della Difesa, Guido Crosetto, e degli Esteri, Antonio Tajani, sull’accaduto. Sessanta, poi riviste al rialzo, le imbarcazioni civili che secondo fonti israeliane navigavano verso la Striscia di Gaza con a bordo presunti aiuti umanitari. «Una vera e propria pirateria», hanno dichiarato i rappresentanti della flottiglia su Instagram, riferendosi all’intercettazione notturna come a un atto illegale compiuto in alto mare, lontano dalle cosiddette acque territoriali o dalla zona di conflitto.
L’intercettazione a ovest di Creta e i numeri del sequestro
I fatti, per come sono stati ricostruiti dalle agenzie e dai media israeliani, parlano di un raggio d’azione sorprendentemente ampio. Le motovedette della Marina israeliana avrebbero intercettato il convoglio della Global Sumud Flotilla a ovest dell’isola di Creta, quindi a oltre 600 miglia nautiche dalle coste di Gaza, una distanza che – va detto – colloca l’intervento in un’area tradizionalmente sorvegliata da forze navali europee e Nato. Secondo le prime stime, le navi militari hanno circondato i natanti, bloccandone la rotta e interrompendo ogni comunicazione con undici di essi. La stessa flottiglia, sui propri canali social, aveva parlato inizialmente di 22 barche circondate, salvo poi vedere i numeri crescere nelle comunicazioni ufficiali israeliane: «circa 50 imbarcazioni sequestrate, 400 attivisti a bordo». A questi, la Marina di Tel Aviv ha notificato lo stato di arresto, sebbene non siano ancora chiari i luoghi di detenzione né i capi di imputazione contestati. «È surreale e vergognoso», ha commentato un portavoce degli organizzatori, «che 22 barche civili con aiuti umanitari possano essere sequestrate in questa maniera, nemmeno arrivate all’altezza di Creta, quindi in Europa sostanzialmente».
La reazione politica a Montecitorio e l’accusa di illegalità
I toni, a Montecitorio, sono stati duri e senza quelle formule di circostanza che spesso accompagnano i contrasti parlamentari. Le opposizioni hanno usato parole precise, parlando di «pirateria israeliana in acque internazionali» e chiedendo alla premier e ai titolari della Difesa e degli Esteri di riferire immediatamente sull’accaduto. L’informativa urgente, sollecitata già in apertura di seduta, mira a fare chiarezza su un punto centrale della vicenda: con quale base giuridica – si domandano i parlamentari – una marina militare straniera può abbordare, sequestrare e arrestare cittadini di paesi terzi (tra cui probabilmente anche italiani) a centinaia di miglia dalle proprie coste e fuori da ogni zona di guerra formalmente dichiarata? La domanda resta aperta, perché né il governo israeliano né quello italiano hanno ancora fornito una risposta articolata. La Global Sumud Flotilla, dal canto suo, aveva invitato i propri sostenitori a «combattere contro la pirateria israeliana nel Mediterraneo», definendo l’operazione come una «minaccia di rapimenti e violenze» già prima che le comunicazioni venissero interrotte.
La dinamica notturna e le conseguenze sul piano diplomatico
L’operazione è durata tutta la notte, secondo le cronache, e ha coinvolto un numero di natanti che – a seconda delle fonti – varia tra 22 e 50. I media israeliani sostengono che gli attivisti siano stati informati del loro arresto mentre si trovavano ancora in coperta, in una fase in cui le motovedette avevano già circondato il convoglio. Nessuna delle imbarcazioni, stando a queste ricostruzioni, ha opposto resistenza armata. Il silenzio dei canali ufficiali italiani, almeno nelle prime ore, ha lasciato spazio alle reazioni delle opposizioni, che hanno chiesto conto anche del mancato preallarme. Non è chiaro, infatti, se i servizi di intelligence o la marina militare italiana fossero a conoscenza della rotta della flottiglia; né è stato spiegato per quale ragione l’intercettazione – avvenuta a ovest di Creta, quindi in un’area sorvegliata anche dalle pattuglie europee – non abbia ricevuto contestazioni immediate da parte delle autorità elleniche o di altre marine presenti in zona. La Global Sumud Flotilla, che si dichiarava diretta a Gaza con scopi umanitari, ha perso i contatti con undici delle proprie imbarcazioni già prima dell’alba. Ora quei 400 attivisti si trovano a bordo di navi militari israeliane, e il loro destino dipenderà dalle prossime ore e dai canali diplomatici che, in silenzio, si stanno attivando tra Roma, Tel Aviv e Bruxelles.




