Flotilla, le motovedette israeliane intercettano le navi in acque internazionali: «È pirateria»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre seicento miglia nautiche – una distanza siderale se rapportata alle coste di Gaza, teoricamente al riparo da qualsiasi azione militare diretta – separavano le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dalla striscia palestinese quando, nella notte, le navi israeliane hanno fatto irruzione nello scenario. Secondo quanto riportato dai media israeliani, sarebbero una cinquantina i natanti intercettati in acque che, essendo internazionali, nessuno stato può legittimamente rivendicare come proprie. Un’operazione che gli stessi organizzatori della flottiglia non hanno esitato a definire, senza mezzi termini, «pirateria», sottolineando come si tratti di un’azione criminale ai danni di civili inermi, ben oltre qualsiasi zona di conflitto riconosciuta.

L’evoluzione dei numeri e la mappa dei tracker nautici

Dapprima, ieri in serata, la Global Sumud Flotilla aveva parlato attraverso i propri canali social di ventidue imbarcazioni bloccate, invitando a «combattere contro la pirateria israeliana nel Mediterraneo». Poche ore dopo, il ‘tracker’ nautico accessibile dal sito degli attivisti mostrava un quadro in rapido mutamento: alle 4:23 del mattino risultavano almeno 22 navi ‘intercettate’ al largo di Creta, mentre altre 36 risultavano ancora «in navigazione». Una differenza, quella tra i dati diffusi dai media israeliani (circa 50 navi coinvolte) e quelli forniti dalla flottiglia (22 intercettate più decine ancora in movimento), che lascia intravedere la complessità dell’operazione in corso. La mappa, consultabile pubblicamente, posiziona i bloccaggi a occidente dell’isola greca, lontanissimi dalle acque territoriali di Israele.

«Rapimenti in alto mare» e le accuse di illegalità

Nella nota diffusa nella notte, la Global Sumud Flotilla ha parlato di «un’escalation pericolosa e senza precedenti», non risparmiando parole pesanti: i militari israeliani – si legge – avrebbero «illegalmente circondato la Flotilla in acque internazionali», minacciando «rapimenti e violenze». Le comunicazioni, aggiungono, sarebbero state perse con undici imbarcazioni; un dettaglio, quest’ultimo, che alimenta la confusione sul numero effettivo di persone fermate. Gli attivisti parlano di civili «rapiti in mezzo al Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza, sotto gli occhi del mondo intero», definendo l’intera operazione un «sequestro illegale di esseri umani in alto mare vicino a Creta». La Marina di Tel Aviv, dal canto suo, ha fatto sapere di aver informato le persone a bordo – circa 400 secondo le stime israeliane – di trovarsi in stato di arresto.

La Farnesina chiede lumi a Tel Aviv

Sullo sfondo di questa acrobazia giuridica (e navale) si muove anche la diplomazia italiana: la Farnesina, attraverso i suoi canali, ha infatti chiesto informazioni al governo israeliano per fare chiarezza su quanto accaduto. Non è ancora chiaro, almeno da quanto emerge in queste ore, se tra le decine di attivisti fermati vi siano cittadini italiani, né se le navi intercettate battano bandiere specifiche. Quello che appare certo, stando alle ricostruzioni disponibili, è il tentativo della flottiglia – battezzata Global Sumud – di forzare il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza per consegnare aiuti umanitari. Un obiettivo dichiarato che ora si scontra, in mezzo al Mediterraneo orientale, con la dottrina militare israeliana: quella di estendere la propria zona di interdizione ben oltre i confini marittimi riconosciuti.

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