Flotilla per Gaza, il governo Meloni chiede la liberazione dei connazionali fermati da Israele
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Redazione Interno
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La tensione diplomatica tra Italia e Israele si inasprisce nelle ultime ore, dopo l’abbordaggio in acque internazionali di ventuno imbarcazioni riconducibili alla Global Sumud Flotilla, un’iniziativa – come spiegano i promotori – nata per forzare il blocco navale imposto da Tel Aviv sulla Striscia di Gaza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rotto il silenzio al termine di una riunione convocata a Palazzo Chigi con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. «L’Italia condanna il sequestro – si legge nella nota diffusa dall’esecutivo – e chiede l’immediata liberazione dei connazionali fermati illegalmente».
La versione di Israele e l’ombra di Hamas
Dal canto suo, il ministero degli Esteri israeliano ha prontamente replicato attribuendo la regia dell’intera operazione a Hamas, definita «la forza motrice dietro la provocazione della flottiglia». Nella nota ufficiale, diffusa senza che vi fossero elementi di prova documentati a sostegno di tale accusa, si parla di una collaborazione con «provocatori professionisti» finalizzata a sabotare la transizione alla seconda fase del piano di pace voluto dal presidente americano Donald Trump, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno. Israele, aggiunge la stessa fonte, ribadisce il proprio impegno a garantire la libertà di navigazione, ma difende l’intercettazione delle navi come atto necessario per contrastare quella che definisce una «manipolazione politica» del dossier umanitario.
Le reazioni politiche a Roma: l’opposizione chiede conto al governo
Il caso è approdato alla Camera, dove le opposizioni – a partire dal Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein – hanno sollecitato un intervento diretto dell’Unione Europea e un atteggiamento più netto da parte dell’esecutivo. «L’Ue e Meloni condannino quanto accaduto», ha dichiarato Schlein, mentre i gruppi di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle formalizzano la richiesta di un’informativa urgente alla presidente del Consiglio, ai ministri degli Esteri e della Difesa, senza che sia stato ancora fissato un calendario per l’audizione. I legali degli attivisti fermati, nel frattempo, stanno raccogliendo le prove di quelle che definiscono «violazioni del diritto internazionale», a cominciare dall’intervento in acque non soggette a giurisdizione israeliana.
ActionAid e il network della Global Sumud Flotilla
L’organizzazione ActionAid ha fatto sentire la propria voce con una condanna senza appello: l’intercettazione delle navi e il successivo arresto delle attiviste e degli attivisti a bordo sono stati definiti «inaccettabili». L’associazione, che aveva già sostenuto la prima missione della flottiglia partita nell’agosto del 2025, ribadisce la propria solidarietà alla cosiddetta Global Sumud – dove “Sumud”, in arabo palestinese, significa resilienza – e precisa che la spedizione attuale rappresenta la seconda fase di un progetto più ampio. Alla prima operazione avevano preso parte una cinquantina di imbarcazioni e circa cinquecento persone, provenienti da movimenti umanitari e attivisti di quarantaquattro Paesi, Italia compresa. L’obiettivo dichiarato, anche in questa nuova missione salpata pochi giorni fa, resta quello di raggiungere Gaza via mare per portare aiuti alla popolazione palestinese, sfidando deliberatamente il blocco navale imposto da Israele.




