Fisco, per riscuotere una cartella servono in media oltre 5 anni: la riforma e i nuovi termini di prescrizione
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Redazione Economia
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I tempi della riscossione in Italia restano un tema caldo, considerato che per recuperare una cartella esattoriale occorrono in media più di cinque anni. Questo dato, che emerge dall'analisi del sistema di recupero crediti, fotografa un'inefficienza strutturale che la recente riforma del fisco cerca di affrontare. Il decreto legislativo n. 110/2024, attuativo della delega fiscale prevista dalla Legge n.
111/2023, introduce modifiche sostanziali alla gestione dei ruoli, puntando a rendere più efficiente l'intera macchina della riscossione, anche se il percorso di attuazione sta procedendo a rilento, come dimostra il fatto che a due anni dall'approvazione molti decreti attuativi siano ancora in attesa di adozione.
Il discarico automatico dopo cinque anni e il monitoraggio mensile
La novità più attesa riguarda il cosiddetto discarico automatico delle cartelle esattoriali, che diventa operativo per i debiti affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione a partire dal 1° gennaio 2025. In pratica, se entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di affidamento il credito non è stato riscosso, la cartella viene automaticamente restituita all'ente creditore originario.
Non si tratta di un condono, come è stato più volte ribadito: l'importo resta dovuto e il Comune, la Regione o l'ente previdenziale possono decidere se tentare altre strade per il recupero o rinunciare definitivamente al credito. Per rendere questo meccanismo trasparente, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha introdotto un obbligo di monitoraggio mensile: l'Agenzia della Riscossione deve inviare a ciascun ente un report dettagliato sullo stato di ogni singola pratica e sugli incassi effettuati, carico per carico.
Rateizzazione e prescrizione: cosa cambia per i contribuenti
Un altro pilastro della riforma riguarda la rateizzazione delle cartelle esattoriali, che resta lo strumento principale per chi non ha aderito alla rottamazione quinquies. Dal 2027, i piani di dilazione potranno allungarsi fino a 96 rate mensili, con un progressivo aumento che porterà a 108 rate dal 2029 e fino a 120 rate (dieci anni) dal 2030.
Nel frattempo, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale per i contribuenti: la semplice richiesta di rateizzazione, anche in presenza di presunti vizi di notifica della cartella, costituisce un riconoscimento del debito ai sensi dell'art. 2944 del codice civile. Questo significa che la domanda di dilazione interrompe i termini di prescrizione, facendo ripartire un nuovo termine dalla data della richiesta, come stabilito dalla recente ordinanza n. 27504 del 2024.
Un effetto che, unito alla sospensione della prescrizione fino al rigetto della domanda, introduce una doppia dinamica di cui i contribuenti devono tener conto prima di avanzare una richiesta di rateazione.
Lo stato dell'arte della riforma e le eccezioni al discarico
Nonostante l'impianto normativo sia stato definito, il cammino della riforma della riscossione appare ancora in salita. Dei nove decreti attuativi previsti, ad oggi solo tre sono stati adottati, mentre restano in attesa di definizione quelli che dovrebbero incidere in modo più profondo sulle cartelle pregresse e sul riordino del magazzino fiscale, che al 31 dicembre 2025 ammontava a circa 1.273 miliardi di euro di crediti non riscossi.
La stessa Commissione ministeriale istituita per analizzare lo smaltimento dello stock di crediti relativi al periodo 2000-2024 ha presentato le sue proposte, ma il tema dello stralcio delle cartelle meno recenti resta sostanzialmente irrisolto. Inoltre, il meccanismo del discarico automatico prevede delle eccezioni: le quote affidate dal 2025 non vengono restituite all'ente se sono pendenti procedure esecutive (come pignoramenti immobiliari o presso terzi) o procedure concorsuali, oppure se sono attivi piani di rateizzazione che il contribuente sta rispettando.
In questi casi, l'azione di recupero è considerata ancora fruttuosa e la cartella rimane in gestione all'Agenzia fino all'incasso dell'ultima rata o alla conclusione delle procedure. Resta il fatto che per i debiti inesigibili, ovvero quelli per cui non è stato possibile eseguire pignoramenti e per i quali il debitore è nullatenente o irreperibile, il discarico automatico rappresenta una boccata d'ossigeno per gli uffici, che possono finalmente concentrare le risorse sui crediti con maggiori probabilità di recupero.
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