La riforma della medicina e il "semestre filtro": l'allarme dei sindacati e le proteste degli studenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’abolizione del test d’ingresso per Medicina, sostituito da un semestre filtro con esami selettivi, rischia di trasformarsi in una trappola per migliaia di aspiranti medici. A lanciare l’allarme è Anaao Assomed, il sindacato che rappresenta medici e dirigenti sanitari, secondo cui la riforma – entrata in vigore con il decreto legislativo n.71/2025 – potrebbe generare un effetto distorsivo, penalizzando soprattutto chi non dispone di risorse economiche sufficienti.

Dal prossimo anno accademico, infatti, l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria sarà libero, ma solo formalmente. Dopo il primo semestre, gli studenti dovranno superare tre esami – Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia – ciascuno da 6 crediti formativi. Chi non raggiungerà la sufficienza verrà espulso dal percorso, senza possibilità di ripetere l’anno. Un meccanismo che, se da un lato elimina la competizione iniziale del test, dall’altro concentra la selezione in un arco di tempo più ristretto e con criteri che potrebbero favorire chi può permettersi corsi privati o tutoraggi.

A Bologna, dove l’Alma Mater ha registrato 3.073 iscritti al semestre filtro per soli 770 posti disponibili, le associazioni studentesche Udu e Prometeo non hanno usato mezzi termini: “La selezione non è abolita, è solo rinviata, e sarà ancora più classista”. Un timore condiviso da molti atenei, dove il numero di aspiranti medici è cresciuto in modo esponenziale proprio grazie all’abolizione del numero chiuso. A Forlì e Ravenna, ad esempio, sono oltre 700 gli studenti che hanno scelto i due campus per tentare la strada della laurea in Medicina, confermando l’interesse verso un percorso che, però, rischia di diventare un vicolo cieco per molti.

Anaao Assomed sottolinea un ulteriore paradosso: se da un lato la riforma mira ad ampliare l’accesso agli studi medici, dall’altro potrebbe ridurre drasticamente il numero di laureati, creando un collo di bottiglia già a partire dal secondo semestre. Senza contare che, tra sei anni, quando i primi studenti ammessi con questo sistema completeranno gli studi, il mercato del lavoro potrebbe trovarsi di fronte a un’offerta insufficiente di medici, aggravando la carenza di personale sanitario che già affligge il sistema.

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