Il caso Unicredit divide il governo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il recente caso Unicredit ha scatenato un acceso dibattito all'interno del governo italiano, con Forza Italia che si è smarcata dalla Lega. Dopo gli attacchi di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, che hanno accusato Bankitalia di non aver vigilato adeguatamente, Alberto Bagnai ha spinto per una riforma dell'istituto. Tuttavia, Flavio Tosi e Antonio Tajani hanno espresso un'opinione diversa, sostenendo che la politica non dovrebbe immischiarsi nelle questioni bancarie. Fratelli d'Italia, invece, ha mantenuto il silenzio.

Nel frattempo, la mossa di Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, ha congelato fino a giugno le manovre di Banco BPM. La cosiddetta "passivity rule" obbliga Unicredit a passare dall'assemblea per ogni operazione straordinaria, come quelle su Anima e Monte dei Paschi di Siena. L'offerta di Unicredit, infatti, comporta l'effetto di assoggettare Banco BPM alla passivity rule, condizionando così la flessibilità strategica del gruppo.

In questo contesto, Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con una partecipazione del 10%, potrebbe giocare un ruolo decisivo. La sinergia con Gae Aulenti potrebbe riaprire il dossier Amundi, e alla fine, a decidere potrebbe essere proprio Crédit Agricole, che finora è rimasto silente.

Il consiglio di amministrazione di Banco BPM ha bocciato l'offerta di Unicredit, ritenendola troppo bassa e ostile. In una lunga nota, l'istituto ha espresso preoccupazione per le ricadute sull'occupazione.

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