Guerra Israele-Hamas, scaduta la tregua: tensioni a Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tregua tra Israele e Hamas, entrata in vigore sei settimane fa, è scaduta oggi, 1 marzo, senza che le parti siano riuscite a trovare un accordo per estendere la prima fase del cessate il fuoco. Israele aveva proposto di prolungare la pausa di altri 42 giorni, ma Hamas ha respinto la proposta, definendola inaccettabile. Hazem Qassem, portavoce del gruppo, ha dichiarato che non sono in corso trattative per una seconda fase dell’accordo, lasciando intravedere uno scenario di rinnovata escalation.

Al Cairo, dove giovedì si è riaperto il tavolo dei negoziati, non si sono registrati progressi significativi. Le trattative, complicate da dichiarazioni pubbliche e rivelazioni anonime filtrate attraverso media egiziani, sembrano in stallo. A rendere ancora più incerto il quadro è il rinvio della visita del segretario di Stato americano Steve Witkoff, inizialmente prevista per mercoledì scorso e slittata alla prossima settimana a causa delle urgenti questioni legate al dossier Ucraina. Il suo arrivo in Medio Oriente potrebbe rappresentare un tentativo di mediazione, ma al momento le prospettive appaiono nebulose.

Intanto, la situazione a Gaza rimane critica. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso preoccupazione per il possibile riaccendersi del conflitto, esortando entrambe le parti a rispettare gli impegni presi. Guterres ha sottolineato l’importanza dei prossimi giorni, che potrebbero determinare il futuro della regione. Le sue parole riflettono il timore che, senza un rinnovo della tregua, si possa assistere a un’immediata ripresa delle ostilità, con conseguenze drammatiche per la popolazione civile già stremata.

A Tel Aviv, intanto, il governo israeliano si prepara a ogni evenienza. Già ieri pomeriggio, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato un vertice di emergenza con i capi della sicurezza e i ministri, interrompendo in modo inusuale la pausa dello shabbat. Questo gesto, che ha sottolineato la gravità della situazione, lascia intendere che Israele stia valutando opzioni militari nel caso in cui le trattative falliscano definitivamente. La posta in gioco è alta, e il rischio di un nuovo conflitto aperto appare sempre più concreto.

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