Bergamo, la Rete contro la violenza di genere scende in piazza per Elena Belloli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Ancora una volta nel nostro territorio la violenza di genere uccide. Non è una tragedia familiare, non è un omicidio-suicidio: chiamare le cose con il loro nome è fondamentale, sempre. È un femminicidio". Con queste parole, nette e senza compromessi, la Rete bergamasca contro la violenza di genere ha annunciato la manifestazione in programma domenica a Bergamo, dopo l’uccisione di Elena Belloli, 51 anni, impiegata e madre di due figli di 11 e 20 anni.

La vittima, che viveva a Cene, in Val Seriana, è stata uccisa giovedì sera dal marito, Rubens Bertocchi, 54 anni, che dopo averle sparato con la pistola che deteneva regolarmente – lavorava come guardia giurata – si è tolto la vita. Un gesto che ha lasciato il paese sotto choc, tra chi si diceva incapace di immaginare "una tragedia del genere in una famiglia così bella" e chi, incrociandoli per strada, li ricordava "sempre sorridenti".

Elena, geometra, sui social appare in una foto con la maglietta dell’Inter, mentre le amiche la descrivono come una donna "solare, con il sorriso sempre sulle labbra". "Proteggi da lassù i tuoi ragazzi", scrive una di loro, in un messaggio che riassume il dolore di chi non riesce a darsi una spiegazione. Bertocchi, che in passato aveva gestito un negozio di alimentari, non aveva mai dato segnali eclatanti di tensione, almeno all’esterno delle mura domestiche.

I carabinieri, che stanno ascoltando i familiari per ricostruire la dinamica e i possibili precedenti, non hanno al momento confermato l’esistenza di denunce o segnalazioni. Intanto, però, la Rete bergamasca ribadisce l’importanza di non sminuire l’accaduto definendolo semplicemente "omicidio-suicidio": "Elena è stata uccisa perché donna, in un contesto di violenza di genere che va riconosciuto e combattuto".

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