Antropova e Gaspari, da Scandicci al tetto del mondo del volley
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Sono trascorsi novantotto giorni dalla sua ultima, trionfale, apparizione sulla scena globale, ma per Ekaterina Antropova il sole non sembra mai tramontare. Dopo aver vestito la maglia dell'Italia, con la quale aveva siglato il successo nella finale della Volleyball Nations League a Bangkok, la schiacciatrice di origine russo-islandese – che tutti chiamano semplicemente “Kate” – ha replicato il copione, cambiando casacca ma non il destino degli avversari. Con i suoi due metri e due di statura, elevandosi in uno dei suoi caratteristici attacchi potenti, è stata infatti una delle artefici principali del primo, storico, Titolo mondiale per club conquistato dalla Savino Del Bene Scandicci a San Paolo del Brasile, dove è stata premiata come top scorer dell'atto conclusivo con venticinque punti, tre ace e tre muri. «Questo trionfo è per papà», ha dichiarato a caldo, dedicando la vittoria alla figura paterna, in un momento di gioia privata che si è intrecciata con il trionfo collettivo.
Il trionfo di un anconetano dall'altra parte dell'oceano
Quella vittoria, che ha risuonato oltre l'oceano, rappresenta il coronamento più eclatante anche per un'altra figura: Marco Gaspari. L'allenatore anconetano, figlio d'arte di Luciano – arbitro entrato nella hall of fame del volley – ha guidato la squadra toscana verso un traguardo che pochi, forse, si sarebbero aspettati all'inizio della competizione. La sua Savino Del Bene, infatti, ha superato un percorso esemplare per poi cimentarsi in una finale senza precedenti, tutta italiana, contro le campionesse in carica del Conegliano, detentrici non solo del titolo mondiale precedente ma anche dello scudetto e della Champions League. Quella partita, risolta con un epico 3-1, ha regalato a Gaspari un posto nel gotha degli allenatori, consegnando alla pallavolo italiana – che ha visto due suoi club contendersi il titolo – un'ulteriore, luminosa, conferma del suo periodo d'oro.
Una società giovane che ha scalato la vetta
Il successo assume un sapore ancora più particolare se si considera la storia relativamente giovane del club. La Savino Del Bene Scandicci, nata appena dodici anni fa, è infatti approdata alla sua prima partecipazione al Mondiale per club centrandone subito la conquista. Un risultato che, come sottolineato dalla proprietà, è frutto di una precisa filosofia basata su organizzazione, professionalità e competenza, oltre che sulla scelta di circondarsi di dirigenti capaci. Un modello che ha permesso a una realtà di periferia, un tempo sconosciuta ai più, di costruire una squadra in grado di competere e battere le grandi potenze continentali, scrivendo una di quelle pagine memorabili che restano negli annali dello sport.
Il ritorno delle campionesse e un punto decisivo
L'entusiasmo per il traguardo ha travalicato i confini del palasport, investendo in particolar modo la Toscana, dove dalle istituzioni è arrivata la proposta di conferire alle atlete il gonfalone d'argento. Mentre la squadra faceva ritorno in Italia, atterrando a Roma, l'attenzione si è focalizzata anche sui dettagli di quella finale indimenticabile. Caterina Bosetti, raggiunta per un commento, ha ricordato l'emozione per aver segnato proprio il punto che ha chiuso la partita contro le “pantere” di Conegliano, il sigillo su un'impresa che ha proiettato Scandicci su una mappa mondiale alla quale, fino a pochi anni fa, non avrebbe neppure osato guardare.




