Milan in crisi: sconfitte, proteste e polemiche social
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Redazione Sport
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Massimo Mauro, ex calciatore e oggi opinionista, non ha usato mezzi termini durante la trasmissione Pressing per commentare l’ultima prestazione del Milan, sconfitto ieri dalla Lazio. “Che tristezza vedere questo Milan che non scende in campo come si deve”, ha dichiarato, sottolineando come la squadra rossonera stia mostrando una fragilità inedita. “La Lazio se la gioca dappertutto, ha sbagliato qualche partita, ma sta meravigliando tutti. In una grande squadra l’equilibrio è fondamentale. È davvero incredibile la facilità con cui le altre squadre trovano spazio contro il Milan”.
Quella di ieri è stata la terza sconfitta consecutiva per i rossoneri, che ora si trovano al nono posto in classifica, lontani non solo dalla lotta scudetto ma anche dalla zona Europa. Un declino che ha portato i tifosi a protestare in modo plateale durante la partita contro la Lazio, segnando una frattura tra la squadra e il suo pubblico. Una situazione che Rafa Leao, uno dei pochi punti luminosi di questa stagione, ha commentato con amarezza sui social: “Il gruppo resterà più unito che mai, ma siamo soli contro tutto e tutti”.
Le parole di Leao, però, non sembrano aver placato il malcontento. Anzi, hanno acceso ulteriori polemiche, alimentate anche da scelte discutibili come quella della nuova maglia, criticata aspramente da Paolo Di Canio. L’ex attaccante, intervenuto durante il Sky Calcio Club, non ha risparmiato giudizi: “Pensando alla rappresentazione di uno stile: vogliamo parlare della divisa del Milan? Dalla pancia in su la maglietta del Belgio, dalla pancia in giù la maglietta del Portogallo. Ma che roba è?”.
Il momento è delicato, e le critiche non si limitano all’estetica. Il Milan, che dopo il brusco licenziamento di Paolo Maldini ha perso gran parte della sua identità, sembra navigare senza una rotta precisa. C’è chi, come Mauro, suggerisce che l’unica mossa sensata per il proprietario Gerry Cardinale sarebbe quella di richiamare l’ex direttore sportivo, figura simbolo di un’epoca in cui il club sembrava avere un progetto chiaro.




