La bozza delle Entrate sul codice della crisi: composizione negoziata non è liquidazione
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Redazione Economia
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Una bozza di circolare, messa in consultazione pubblica fino al prossimo 20 maggio 2026, ha spinto l’Agenzia delle Entrate a mettere nero su bianco la propria interpretazione – tutt’altro che marginale – delle novità introdotte dal Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, quel decreto legislativo n. 14 del 2019 che ormai da anni rappresenta il riferimento normativo per chi si trovi a navigare in acque finanziariamente agitate. Il documento, ancora in fase embrionale e destinato a raccogliere osservazioni prima di assumere veste definitiva, scandaglia con attenzione i profili che toccano da vicino il Fisco, e lo fa senza nascondere una linea di fondo piuttosto chiara: la composizione negoziata della crisi non va intesa come un espediente per smantellare l’azienda sottobanco, né come una scorciatoia verso la liquidazione camuffata da risanamento.
Il Fisco e la composizione negoziata, nessuna indulgenza per gli usi dilatori
L’Agenzia, nella bozza in esame, riconosce alla composizione negoziata – quella procedura che permette all’imprenditore di chiedere l’aiuto di un esperto indipendente attraverso una piattaforma delle Camere di commercio – una legittima vocazione al risanamento vero, purché non si trasformi in un mero strumento dilatorio. Nessuno sconto, insomma, per chi cerchi solo di guadagnare tempo a scapito dei creditori, né per chi tenti di liquidare l’impresa senza passare dalle procedure previste. Le Entrate, anzi, sembrano voler blindare il principio secondo cui la crisi si affronta con soluzioni reali – rinegoziazioni dei debiti, moratorie bancarie, allungamenti dei finanziamenti, rateizzazioni o persino riduzioni del dovuto – ma sempre dentro un perimetro di trasparenza e buona fede.
Concordato semplificato, più snello ma con rigore
Altro capitolo centrale della bozza riguarda il concordato semplificato, che il legislatore ha voluto più agile rispetto al passato ma non per questo privo di vincoli severi. L’Agenzia delle Entrate, nel commentare la procedura, sottolinea che la maggiore snellezza non equivale a un abbassamento della guardia: il Fisco continuerà a valutare con attenzione ogni proposta, e l’eventuale accesso al concordato non potrà tradursi in un automatismo che mortifichi le ragioni erariali. La bozza, insomma, tratteggia un equilibrio delicato tra l’esigenza di dare fiato alle imprese in difficoltà e quella di evitare abusi, con l’amministrazione finanziaria pronta a giocare un ruolo da protagonista – ma non da comparsa – in tutte le fasi della composizione.
Strumenti tempestivi e formazione, il caso di Ragusa
Tra i dispositivi del codice della crisi, ce n’è uno pensato per intervenire già quando lo squilibrio economico-finanziario inizia a manifestarsi, prima che la situazione precipiti in una crisi conclamata. Si tratta di uno strumento che richiede competenze elevate e che è stato al centro, per fare un esempio, di un momento formativo a Ragusa: lì il professor Ceccherini ha illustrato come la procedura consenta all’imprenditore di attivarsi in tempo reale, affiancato da un esperto indipendente, per cercare soluzioni condivise con advisor e creditori. L’approccio, ribadito anche nella bozza delle Entrate, è quello di una “cura anticipata” che eviti la necrosi dell’impresa, ma senza mai scivolare in facili illusioni o in escamotage poco trasparenti.




