The Italian Sea Group affonda in borsa dopo la richiesta di composizione negoziata della crisi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un’ondata di vendite ha travolto il Titolo di The Italian Sea Group, il produttore di yacht di lusso con cantieri a Marina di Carrara e alla Spezia, che ha visto le proprie azioni sospese a Piazza Affari con un calo teorico del 44,8%, portando il valore a 1,12 euro. Il crollo è la diretta conseguenza dell’annuncio, da parte del gruppo guidato da Giovanni Costantino, dell’avvio della procedura di composizione negoziata della crisi, uno strumento previsto dalla legge per affrontare situazioni di squilibrio patrimoniale o finanziario, e che mira a risanare l’impresa attraverso un confronto con i creditori. La società ha formalizzato l’istanza per la nomina di un esperto indipendente che dovrà assisterla in questo percorso, chiedendo contestualmente l’applicazione di misure protettive del patrimonio, le quali, come spiega una nota ufficiale, sono già provvisoriamente efficaci dal 13 marzo, giorno in cui il designato ha accettato l’incarico.

A ricoprire questo ruolo delicato sarà Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Firenze, che ha comunicato l’accettazione e il cui nominativo è stato iscritto nel Registro delle Imprese. L’azienda, attraverso i propri canali ufficiali, ha tenuto a precisare che la gestione ordinaria rimane saldamente in capo agli organi societari, assicurando la continuità dell’attività industriale e commerciale, l’avanzamento delle commesse in essere e la gestione dei rapporti con clienti e fornitori. Tuttavia, il dietrofront della situazione finanziaria appare netto se si considera che appena una settimana fa, il 9 marzo, Borsa Italiana aveva disposto l’esclusione volontaria del titolo dalla qualifica di STAR, un segmento dedicato a imprese con elevati requisiti di liquidità e trasparenza, su richiesta del consiglio di amministrazione della stesa società.

Le cause della crisi tra extra costi e indagini interne

Il provvedimento, sebbene drastico nella sua comunicazione al mercato, era nell’aria da settimane e affonda le radici in una complessa vicenda societaria emersa verso la fine di febbraio, quando sono venuti alla luce significativi extra costi su alcune commesse che hanno messo in crisi la liquidità aziendale. Per far fronte alle necessità più impellenti, come il pagamento degli stipendi slittati di alcuni giorni, l’amministratore delegato e azionista di maggioranza Giovanni Costantino era già intervenuto con un finanziamento soci da 25 milioni di euro, erogato attraverso la sua holding. Contestualmente, il gruppo ha avviato una due diligence affidata a Kpmg e presentato un esposto formale alla procura di Massa nei confronti di alcune figure apicali, che nel frattempo si sono dimesse. Secondo quanto ricostruito, la denuncia ipotizza un sistema volto ad aggirare i controlli interni di bilancio, occultando la reale situazione finanziaria di alcuni progetti e fornendo al vertice informazioni contabili non veritiere. Il presidente dell’Ordine di Firenze, Terzani, si troverà ora a dover districare questa matassa, valutando la fattibilità di un piano di risanamento in un clima reso incandescente dalle accuse incrociate.

L’impatto occupazionale e le preoccupazioni dei sindacati

Mentre la società si affida alla procedura per blindare il proprio patrimonio dai creditori, la tensione si riverbera inevitabilmente sul fronte del lavoro, dove la preoccupazione per le sorti dei dipendenti e dell’indotto è palpabile. Dalle notizie circolate, emerge che l’azienda ha incontrato nei giorni scorsi le rappresentanze sindacali e le autorità locali, assicurando la volontà di proseguire la normale attività produttiva per salvaguardare l’occupazione diretta, che conta circa 500 addetti. Tuttavia, non sarebbero state fornite analoghe garanzie per i circa 1.500 lavoratori dell’indotto, ovvero quelle imprese in appalto che operano nei cantieri per attività di verniciatura, allestimento e forniture specializzate, e che secondo le prime avvisaglie non sarebbero state pagate da mesi. I sindacati, pur registrando l’impegno sulla continuità aziendale, chiedono garanzie concrete e sottolineano come in alcuni reparti i dipendenti stiano smaltendo ferie a rotazione, in un quadro di cantieri che iniziano a mostrare segni di rallentamento.

L’interesse dei big della nautica per gli asset del gruppo

Nonostante il titolo affondi e l’azienda navighi in acque agitate, il portafoglio ordini e gli asset produttivi del gruppo, che includono i cantieri di Marina di Carrara, La Spezia, Terni e un hub in Turchia, rimangono di indubbio interesse per i colossi del settore. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa finanziaria, diversi big della nautica da diporto starebbero seguendo con attenzione l’evolversi della situazione, pronti a cogliere eventuali opportunità di acquisizione. Tra i nomi interessati a espandere la propria capacità produttiva, in un mercato che corre, ci sarebbero Azimut Benetti e Sanlorenzo Yachts, mentre sullo sfondo rimane Ferretti Group, storicamente attivo in operazioni di finanza straordinaria, il cui futuro azionario è però in bilico in attesa dell’esito di un’offerta pubblica d’acquisto. La partita, insomma, appare ben lungi dall’essere conclusa.

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