The Italian Sea Group, il cda attiva la crisi: il capitale è sotto i minimi di legge, in arrivo un piano di risanamento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Marina di Carrara. Il consiglio di amministrazione di The Italian Sea Group – costruttore di superyacht sopra i 50 metri che sventola bandiera su Euronext Milan – ha dovuto prendere atto di una realtà ineludibile: le perdite accumulate, la cui entità esatta è ancora in fase di quantificazione tramite accertamenti peritali e contabili, hanno eroso il capitale sociale al punto da farlo precipitare al di sotto della soglia minima imposta dall’articolo 2327 del Codice Civile. Una riduzione, quest’ultima, che secondo le prime rilevazioni preliminari appare ormai certificata e che – lo si sottolinea – prescinde dalla definizione del passivo definitivo. Di fronte a questo scenario, e a una situazione patrimoniale che integra gli estremi previsti dall’articolo 2447 del Codice Civile, l’azienda toscana ha dunque ufficialmente avviato la procedura di crisi, aprendo una fase delicata che coinvolgerà non solo i vertici aziendali ma anche i circa settecento dipendenti diretti e l’indotto.

L’attivazione delle misure protettive e le linee guida del piano il cda, riunitosi a Marina di Carrara, non si è limitato a fotografare il dissesto. Ha invece deliberato l’immediata attivazione delle misure protettive previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, in particolare quelle dell’articolo 20. Una scelta, quella della richiesta di accesso a questi strumenti legali, che mira a preservare la continuità aziendale (il cosiddetto “going concern”) bloccando temporaneamente le azioni esecutive dei creditori; un ombrello normativo che offre al gruppo il tempo materiale necessario per impostare la strategia di salvataggio senza il fiato sul collo delle scadenze immediate. Contestualmente, il consiglio ha esaminato le linee guida del piano di risanamento, un documento ancora in fase di finalizzazione ma i cui pilastri sono già stati resi noti. L’obiettivo dichiarato è duplice, ma ambizioso: recuperare l’equilibrio patrimoniale entro il corrente esercizio fiscale e contemporaneamente riequilibrare la situazione finanziaria.

Le cause interne e le strategie operative per il rilancio ma quali sono le origini di questa voragine patrimoniale? Il cda, e lo ha ribadito nella nota ufficiale, le riconduce senza mezzi termini a una “gestione infedele di determinati manager apicali che hanno agito in coordinamento tra loro”. Una motivazione grave che – va detto – non è nuova per chi segue la vicenda, ma che oggi assume un peso specifico determinante nell’innesco della procedura. Per arginare i danni e provare a risollevare le sorti del gruppo, la manovra si articolerà su diversi fronti operativi. Sul tavolo, infatti, ci sono le rinegoziazioni in corso con numerose società armatrici: un tentativo di recuperare almeno una parte degli extra-costi lievitati su diverse commesse, costi che hanno evidentemente contribuito a prosciugare la liquidità. A queste si aggiungono la rivalutazione del patrimonio immobiliare aziendale e la potenziale cessione di asset non più ritenuti strategici, senza dimenticare possibili effetti positivi derivanti da un accordo con l’amministrazione finanziaria.

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