The Italian Sea Group verso il concordato preventivo: il cda interrompe la composizione negoziata
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Redazione Economia
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Nonostante le difficoltà finanziarie che stanno segnando una delle pagine più complesse della sua storia recente, The Italian Sea Group continua a essere un polo d’attrazione per armatori di lungo corso, interessati a prodotti che sfidano le convenzioni del settore; basti pensare al 33° Tecnomar for Lamborghini 63, il motor-yacht ad alte prestazioni che il cantiere toscano realizza in collaborazione con la casa di Sant’Agata Bolognese, ispirato direttamente alle linee e alla filosofia delle supercar del Toro.
Eppure, mentre il cantiere navale di Marina di Carrara consegna l’ennesimo gioiello dell'ingegneria navale, la holding guidata da Giovanni Costantino ha imboccato una strada diversa per affrontare le proprie criticità economiche, interrompendo il percorso della composizione negoziata della crisi e optando per uno strumento più incisivo previsto dal Codice della crisi d’impresa.
La svolta del consiglio di amministrazione
Il consiglio di amministrazione della società, riunitosi nella serata del 30 giugno, ha ufficialmente comunicato la decisione di presentare il ricorso previsto dall'articolo 44 del Codice della crisi d'impresa, vale a dire la cosiddetta domanda prenotativa, meglio nota come "concordato in bianco". Questo particolare istituto giuridico, che consente all'impresa di ottenere misure di tutela immediata mentre si predispone il piano di ristrutturazione, segna di fatto un cambio di marcia rispetto alla strategia inizialmente adottata dal gruppo per affrontare il delicato momento economico.
La procedura, che viene attivata quando l'azienda non è ancora in grado di presentare un piano completo ma intende avvalersi della protezione della legge, rappresenta una boccata d'ossigeno per il cantiere toscano, che in questo modo guadagna tempo prezioso per definire i dettagli di un progetto di risanamento che si preannuncia complesso.
Il peso dell'indebitamento e la nuova strategia
Il quadro finanziario che ha spinto il cda verso questa scelta appare piuttosto pesante, con un indebitamento complessivo che sfiora i 420 milioni di euro, una cifra che da sola racconta la gravità della situazione in cui versa il gruppo. The Italian Sea Group, che sotto la guida di Costantino ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nella nautica di lusso internazionale grazie a produzioni di altissimo profilo come il Tecnomar for Lamborghini 63, si trova dunque a fare i conti con una crisi di liquidità che non è più possibile gestire con gli strumenti ordinari.
L'interruzione della composizione negoziata, che era stata avviata alcuni mesi fa proprio con l'obiettivo di trovare un accordo con i creditori senza ricorrere a procedure più drastiche, è stata motivata dalla necessità di accelerare i tempi e di dotarsi di uno scudo legale più efficace, in grado di blindare l'azienda durante la fase di elaborazione del piano definitivo di ristrutturazione.
Le implicazioni occupazionali e il futuro del cantiere
La scelta del concordato preventivo, sebbene tecnicamente finalizzata al risanamento, non manca di sollevare interrogativi sull'impatto che questa procedura potrà avere sui livelli occupazionali dello stabilimento di Marina di Carrara, da sempre uno dei poli nevralgici della nautica di alta gamma in Italia.
L'azienda, che conta centinaia di dipendenti altamente specializzati, ha sempre fatto del know-how artigianale e della capacità di innovare con prodotti come lo yacht ispirato alle supercar di Sant'Agata Bolognese il proprio cavallo di battaglia, ma ora si trova a dover gestire una fase in cui la sopravvivenza stessa del modello di business potrebbe essere messa in discussione.
La domanda prenotativa, che permette di beneficiare delle misure protettive previste dal Codice della crisi d'impresa, avvia un vero e proprio countdown per la presentazione del piano di risanamento, un documento che dovrà dimostrare la sostenibilità del debito e la concreta capacità del gruppo di tornare a generare flussi di cassa positivi, senza i quali la prosecuzione dell'attività in forma autonoma rischierebbe di diventare insostenibile.




