Codice della crisi, il Fisco detta le regole per il risanamento: consultazione aperta fino al 20 maggio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Agenzia delle Entrate ha messo ufficialmente in consultazione pubblica, e ci si potrà confrontare fino al prossimo 20 maggio, la bozza di circolare che esamina le novità del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza (il Dl n. 14/2019) laddove presentino profili di interesse fiscale. Un passaggio, questo, tutt’altro che formale: si tratta della prima sistematizzazione interpretativa su norme che, di fatto, ridisegnano il rapporto tra il Fisco e l’imprenditore in difficoltà, spostando l’ago della bilancia verso la tempestività dell’intervento e la sostanza del percorso negoziale. La circolare, almeno in questa sua prima parte, si concentra sugli snodi operativi fondamentali della gestione della crisi, dove l’approccio non è più quello del vecchio impianto sanzionatorio, bensì quello di un accompagnamento condizionato al recupero della solidità economica.

La composizione negoziata non è un escamotage per la liquidazione

Il cuore della bozza, e delle prassi che ne deriveranno, conferma la centralità della composizione negoziata. Non si tratta, occorre chiarirlo subito, di una procedura "salva-tutto" o di un mero escamotage per procrastinare una liquidazione giudiziale ormai inevitabile. L’approccio del Fisco, leggendo le pieghe del documento, è chiaro: massima apertura al risanamento vero (concessione di rateizzazioni fino a 120 mensilità per i debiti non iscritti a ruolo e meccanismi premiali sugli interessi), ma assoluta assenza di indulgenza verso usi dilatori o scorciatoie che nascondano una crisi irreversibile. L’imprenditore, attraverso la piattaforma delle Camere di commercio, può farsi affiancare da un esperto indipendente; insieme, poi, si cercherà di trovare soluzioni condivise con i creditori. E qui entra in gioco l’aspetto fiscale più rilevante: l’Agenzia delle Entrate si dice pronta a negoziare la riduzione dell’Iva nell’ambito della transazione fiscale, aprendo a falcidi e rinegoziazioni, purché il piano industriale sottostante regga a una verifica sostanziale di concretezza.

Concordato semplificato, una procedura più snella ma rigorosa

Se la composizione negoziata è la fase delle trattative "salva-impresa", il concordato semplificato rappresenta lo sbocco liquidatorio per chi non ce l’ha fatta, ma con un crisma di serietà che la bozza di circolare non può ignorare. La Corte di Cassazione, con recenti pronunce (si veda l’ordinanza n. 623 del 2026), ha già avvertito che il semplificato non è una scorciatoia: il Tribunale deve verificare a monte che la composizione negoziata sia stata condotta in buona fede, coinvolgendo realmente tutta la platea creditoria. Un avvertimento che l’Agenzia delle Entrate fa proprio, chiarendo che per aderire a questi accordi (o per opporsi a essi) valuterà non solo i numeri, ma la correttezza del comportamento processuale del debitore. Il concordato semplificato, quindi, è più snello (non prevede il voto dei creditori), ma il controllo giudiziale sulla "ritualità" della proposta diventa un passaggio rigoroso, che richiede documentazione e trasparenza assoluta.

Strumenti operativi e il ruolo dell'esperto

All’interno di questo schema, la bozza di circolare attribuisce un peso determinante alla figura dell’esperto indipendente, colui che nella composizione negoziata certifica la veridicità delle trattative. Per il Fisco, il parere di questo professionista – nominato dalla Camera di commercio – non è una semplice formalità burocratica, bensì il fondamento per concedere le misure premiali come le dilazioni fiscali previste dall’articolo 25-bis del Codice. Se l’esperto attesta che il risanamento è possibile e che le trattative sono state serie, l’Agenzia è disposta a venire incontro all’impresa anche con piani di ammortamento lunghi. Viceversa, laddove l’analisi dell’esperto appaia apodittica o smentita dai fatti (ad esempio, in presenza di una mancata partecipazione di creditori strategici), l’accesso alle agevolazioni fiscali viene meno, segnando di fatto la fine del percorso.

La partita dei gruppi di imprese

La bozza, infine, non trascura la complessa materia dei gruppi di imprese, dove il confine tra la crisi di una singola controllata e il contagio finanziario dell’intero gruppo è spesso labile. Il legislatore del 2019 aveva già introdotto norme specifiche per gestire queste situazioni in modo coordinato, ed ora l’Agenzia delle Entrate cerca di offrire una chiave di lettura operativa per evitare che la transazione fiscale di una società possa pregiudicare i crediti vantati nei confronti di un’altra consorella. Una materia tecnica, certo, ma cruciale per gli advisor che si trovano a gestire holding e sottopartecipazioni. Al di là dei tecnicismi, il messaggio che arriva dalla bozza in consultazione è inequivocabile: il Fisco scende in campo nella partita del risanamento, ma lo fa a viso aperto, chiedendo ai giocatori (imprenditori, consulenti, tribunali) di rispettare le regole del gioco leale, senza trucchi né ritardi.

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