Il MacBook Air con M5 raddoppia la memoria di base e punta tutto sull'intelligenza artificiale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La paura di vedere quel messaggio, “spazio su disco esaurito”, comparire sullo schermo nel bel mezzo di un progetto urgente, beh, è una piccola ansia contemporanea che Apple ha deciso di affrontare di petto. Fino a ieri, la strategia per chi produce contenuti, studia o semplicemente lavora con il portatile era quella di fare acrobazie tra cloud e hard disk esterni, confidando in una connessione sempre stabile. Ma l’intelligenza artificiale, si sa, ha cambiato le carte in tavola: le nuove funzioni integrate nei sistemi operativi, quelle che analizzano foto, testi e abitudini, hanno bisogno di elaborare i dati direttamente sul dispositivo, per garantire quella privacy e quella reattività che altrimenti andrebbero perse. Ed è qui che si inserisce la mossa di Cupertino.

In una giornata densa di annunci, che ha un po’ oscurato le novità del MWC di Barcellona, Apple ha svelato la nuova generazione dei suoi computer portatili. E lo ha fatto mettendo sul piatto i MacBook Pro da 14 e 16 pollici con i nuovissimi chip M5 Pro e M5 Max, ma è il MacBook Air con M5 a rubare la scena per il pubblico più vasto, quello degli studenti e dei professionisti in mobilità. Il nuovo modello, disponibile per il preordine dal 4 marzo e negli store dall’11 marzo, arriva nelle varianti da 13 e 15 pollici e in una gamma di colori che include il celeste, il mezzanotte, il galassia e l’argento. L’estetica, va detto, non cambia: si mantiene fedele al design leggero e senza ventole che abbiamo imparato a conoscere, ma è sotto la scocca che avviene la rivoluzione.

Un chip pensato per l’AI e uno storage che non ti fa più pensare al cloud

Il cuore pulsante di questo aggiornamento è ovviamente il processore M5, un chip che integra una CPU da 10 core e una GPU che può arrivare fino a 10 core. La novità sostanziale, quella che cambia l’esperienza d’uso, risiede nei core grafici: ognuno di loro, e questo è un passo avanti notevole, possiede un acceleratore neurale dedicato. Questo significa che compiti come l’analisi delle immagini, la trascrizione vocale in tempo reale o l’esecuzione di modelli di linguaggio di grandi dimensioni, i famosi LLM, vengono gestiti con una scioltezza impressionante. I numeri, del resto, parlano chiaro: l’elaborazione delle attività di intelligenza artificiale, secondo i dati diffusi dall’azienda, vola fino a quattro volte più veloce rispetto alla generazione M4 e fino a 9,5 volte in più se paragonata ai primi chip M1. Una potenza di calcolo che si accompagna a una memoria unificata con una banda passante di 153 GB al secondo, il 28 per cento in più del modello precedente, il che si traduce in una fluidità encomiabile quando si passa da un’app all’altra o si lavora con file particolarmente pesanti.

Ma il vero regalo per gli utenti, quello che probabilmente farà tirare un sospiro di sollievo a molti, è un altro: la memoria di base. Apple ha finalmente ascoltato le lamentele e ha raddoppiato lo storage di partenza, portando i fatidici 256 GB – spesso insufficienti dopo pochi mesi di utilizzo tra foto, video e applicazioni – in soffitta. Il nuovo MacBook Air parte da 512 GB, e per la prima volta su questo modello si può arrivare a configurare un SSD fino a 4 TB. E non è solo una questione di quantità, perché anche la velocità di lettura e scrittura è stata incrementata, arrivando a essere, stando a quanto dichiarato, fino a due volte più rapida del precedente modello. Una boccata d’ossigeno per chi lavora con librerie fotografiche sterminate o per chi monta video in 4K.

Connettività futura e dettagli che fanno la differenza

Non si vive di sola potenza, e Apple lo sa bene. Per questo il nuovo MacBook Air è il primo della famiglia a integrare il chip di connettività N1, un componente progettato internamente che supporta gli ultimissimi standard Wi-Fi 7 e Bluetooth 6. Una mossa che guarda al futuro, certo, ma che garantisce anche una maggiore stabilità e velocità di connessione fin da subito, specialmente in ambienti particolarmente affollati di reti wireless. Per il resto, troviamo conferme di tutto rispetto: il display Liquid Retina da 13,6 o 15,3 pollici con 500 nit di luminosità, la fotocamera da 12 megapixel con Center Stage, che tiene il soggetto sempre al centro dell’inquadratura durante le videochiamate, e l’audio a sei altoparlanti con supporto al Dolby Atmos. La batteria, punto di forza della linea, promette fino a 18 ore di autonomia, mentre le porte restano due Thunderbolt 4, affiancate dall’immancabile MagSafe per la ricarica. Il prezzo, va segnalato, subisce un leggero ritocco verso l’alto, con la versione da 13 pollici che parte da 8499 euro, ma l’aumento, in questo caso, porta con sé un sostanziale raddoppio dello spazio a disposizione, un compromesso che molti utenti potrebbero ritenere più che accettabile.

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