Gaza, veto degli Usa sulla tregua: Amnesty accusa, "semaforo verde al genocidio"
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Redazione Esteri
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Mentre il bilancio delle vittime continua a crescere – altri 95 morti nelle ultime 24 ore – gli Stati Uniti hanno bloccato al Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione che chiedeva un cessate il fuoco "immediato, senza condizioni e permanente" a Gaza, insieme alla liberazione degli ostaggi e all’accesso illimitato agli aiuti umanitari. Una decisione definita "vergognosa" da Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, secondo cui il veto americano rappresenta un "semaforo verde" per Israele, accusato di perseguire una strategia che "crea condizioni intese a causare la distruzione" della popolazione palestinese.
La bozza, presentata da un gruppo di dieci paesi tra cui Algeria, Pakistan e Slovenia, è stata approvata da tutti gli altri 14 membri del Consiglio, ma il voto contrario degli Usa – l’ultimo di una serie – l’ha resa inefficace. Il testo descriveva la crisi umanitaria come "catastrofica", sottolineando la necessità di rimuovere ogni ostacolo alla distribuzione degli aiuti, ormai ridotti al minimo. Nonostante le pressioni internazionali, Washington ha giustificato il veto sostenendo che la risoluzione avrebbe favorito Hamas, senza però avanzare alternative concrete.
Intanto, la Gaza Humanitarian Foundation ha sospeso temporaneamente le operazioni nei centri di distribuzione, citando riparazioni urgenti, mentre l’esercito israeliano ha annunciato il recupero dei corpi di due ostaggi. Netanyahu, da parte sua, ribadisce l’intenzione di proseguire l’offensiva "finché tutti non torneranno a casa". Le critiche, però, si moltiplicano: il cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha condannato senza mezzi termini l’uso della fame come "arma di guerra", definendolo "inconcepibile".




