Greta Thunberg, rilasciata da Israele, accusa: «A Gaza un genocidio in diretta»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Appena scesa sull’asfalto dell’aeroporto di Atene, dove l’aereo partito da Israele l’ha condotta insieme ad altri attivisti, Greta Thunberg ha rivolto alla stampa un intervento misurato nella forma ma di una durezza inequivocabile nella sostanza. Pur avendo vissuto in prima persona, come tutti i membri della Global Sumud Flotilla, l’esperienza dell’arresto e della detenzione, la giovane svedese ha scelto di non indugiare sui maltrattamenti subiti, definendoli, seppur di sfuggita, come abusi significativi. Ha preferito, piuttosto, concentrare il fulcro del suo discorso su quanto sta accadendo a Gaza, usando un termine che non ammette ambiguità interpretative.

Le dichiarazioni di Greta sul genocidio a Gaza

«Lasciate che io sia chiara: c’è un genocidio in corso proprio di fronte ai nostri occhi», ha affermato con decisione, sottolineando come la portata degli eventi sia tale da essere percepita in tempo reale attraverso gli schermi dei telefoni. Una condizione, questa, che toglie a chiunque la possibilità di rifugiarsi in un futuro ipotetico dinanzi alla Storia, negando di essere stato a conoscenza dei fatti. La sua dichiarazione, che giunge a poche ore dalla riconquistata libertà, delinea una continuità ideale con le motivazioni che l’avevano spinta a imbarcarsi sulla flottiglia, prima che le autorità israeliane ne interrompessero la rotta.

L'arrivo a Milano degli altri attivisti

Il rientro in Italia di una parte del gruppo, composto da quindici cittadini, ha offerto un’immagine plastica di quanto accaduto. Allo scalo di Milano Malpensa, infatti, sono comparsi alcuni di loro indossando ancora le tute grigie da detenuto, ciascuno contraddistinto da un numero di riconoscimento ben visibile, un dettaglio che ha trasformato il loro arrivo in una testimonianza muta ma eloquente. Ad accoglierli, i familiari, le cui ansie si sono finalmente sciolte in abbracci dopo giorni di apprensione.

La resistenza non violenta in carcere

Abderrahmane Amajou, presidente di Action Aid Italia, rientrato con gli altri, ha fornito un ulteriore tassello sulla natura della detenzione, rivelando come alcuni attivisti abbiano opposto una forma di resistenza non violenta, rifiutandosi di firmare i documenti per una espulsione immediata e scegliendo così di prolungare volontariamente la propria permanenza in carcere. Una scelta che delinea i contorni di una protesta condotta fino in fondo, coerentemente con l’obiettivo di denunciare una situazione che, secondo le loro parole, il mondo intero ha il dovere di osservare senza più alcun alibi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.