La fiamma olimpica illumina l'Italia, tra Reggio Emilia e la Liguria il viaggio della torcia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il lungo viaggio della fiamma olimpica attraverso la penisola, un percorso che la porterà ad accendere il braciere dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, segna oggi una tappa significativa a Reggio Emilia. La città si prepara a vivere il passaggio della staffetta, affidata a venti tedofori selezionati dalla fondazione organizzatrice, i cui percorsi lungo le strade cittadine sono stati resi noti per consentire a chiunque lo desideri di assistere all’evento. Tra i portatori della torcia, il cui nome è stato svelato, c’è un coach e giocatore della squadra di basket locale, mentre gli altri restano per ora avvolti da quel riserbo che il comitato olimpico impone, aggiungendo un velo di attesa a un momento già di per sé carico di simbolismo.

Il percorso ligure e il valore collettivo

Dopo l’Emilia, sarà la volta della Liguria, pronta a ricevere il simbolo dei Giochi venerdì prossimo: il tratto iniziale coinvolgerà la provincia della Spezia per poi raggiungere Genova, mentre il giorno successivo la fiamma risalirà verso ponente toccando Savona e Imperia. Questo itinerario, che tocca capoluoghi e centri minori, risponde a una precisa intenzione degli organizzatori, i quali sottolineano come l’obiettivo sia proprio quello di offrire a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro collocazione geografica, l’opportunità di partecipare a quello che definiscono un grande momento collettivo, impregnato dei valori sportivi e olimpici. Un’esperienza che, nelle intenzioni, dovrebbe unire idealmente il paese nell’attesa dell’evento sportivo.

Il ritorno in Piemonte e le voci dei tedofori

Il viaggio, partito ufficialmente ad Atene lo scorso dicembre con un tedoforo d’eccezione come il ciclista Filippo Ganna, sta dunque toccando progressivamente tutte le regioni, facendo ritorno in Piemonte a vent’anni di distanza dall’ultima occasione. La macchina organizzativa, che coinvolge centinaia di persone e attraversa tutte le province, si regge però soprattutto sulle singole esperienze personali di coloro che hanno avuto l’onore di reggere la torcia. Alcuni di loro, condividendo le proprie sensazioni, raccontano di un’emozione che si moltiplica nella condivisione con gli altri partecipanti alla staffetta, e usano espressioni quasi poetiche per descrivere il legame che si crea: la fiamma, dicono, “prende un po' di voi”, quasi a significare uno scambio indelebile tra il simbolo e il suo portatore temporaneo.

Il simbolo materiale: tra leggerezza e sacralità

Altri aspetti, più concreti ma non per questo meno significativi, riguardano l’oggetto stesso. La torcia di questa edizione, come viene puntualmente ricordato, è la più leggera mai prodotta, pesando solo un chilo e mezzo, un dato tecnico che però si accompagna a un rigido protocollo d’uso. Il fatto che solo i tedofori designati possano toccarla non risponde soltanto a una necessità di sicurezza, considerato che il manufatto diventa caldo durante la corsa, ma assume un valore profondamente simbolico, legato all’onore della selezione. A conferma della sacralità del rito, viene sempre ribadito, quasi come un mantra, che la fiamma custodita al suo interno è proprio quella originale, accesa con i raggi del sole tra le rovine di Olimpia, un fatto noto agli addetti ai lavori ma che non stanca mai di essere ascoltato.

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