Spray nasale contro lo choc anafilattico in arrivo in Italia, mentre l’inchiesta sulla morte di Sofia si concentra sul salvavita che non ha funzionato
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Redazione Salute
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Mentre la procura di Roma cerca di fare luce sulla morte della quindicenne Sofia Di Vico, avvenuta il 2 aprile scorso a Ostia dopo una cena consumata durante un torneo di pallacanestro, il mondo della medicina si appresta a vivere una piccola rivoluzione silenziosa. Il caso, che ha visto il padre della giovane atleta iniettare l’adrenalina senza purtroppo sortire alcun effetto, ha messo in luce i limiti – talvolta drammatici – degli attuali presidi contro le reazioni allergiche gravi. Proprio in questo contesto, segnato dal dolore e dal bisogno di risposte certe sull’accaduto, arriva una novità terapeutica destinata a cambiare le abitudini di milioni di pazienti: l’approvazione e la prossima distribuzione in Italia di uno spray nasale all’adrenalina, una valida alternativa alla classica iniezione.
Una svolta senza ago che semplifica l’emergenza
L’innovazione, già autorizzata dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) e dalla Food and Drug Administration (Fda) già nel corso del 2024, è stata pensata per superare le barriere psicologiche e tecniche legate all’uso dell’ago. Questo nuovo dispositivo, che in Germania è già regolarmente in commercio, si inserisce nella naruccia come un comune rimedio contro il raffreddore, rilasciando una dose di epinefrina immediatamente assorbita dalla mucosa. A differenza degli autoiniettori tradizionali – che richiedono una certa manualità per essere conficcati nella coscia, generando spesso ansia o errori di somministrazione – lo spray promette una gestione più intuitiva dell’urgenza. Per i pazienti e le loro famiglie, abituati a convivere con la paura di un banale pasto fuori casa, la praticità di questo nuovo sistema rappresenta un salto di qualità notevole, riducendo i margini di errore in quei secondi che spesso risultano decisivi per la sopravvivenza.
I tempi della burocrazia e il nodo dell’arrivo in Italia
Nonostante il via libera delle autorità regolatorie internazionali, il paziente italiano dovrà attendere ancora un po’ prima di trovare lo spray in farmacia. Il medicinale, che ha recentemente raggiunto le ultime fasi di valutazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dovrebbe essere effettivamente distribuito sul territorio nazionale entro il 2026. Si tratta di una tempistica che, se da un lato delinea un orizzonte chiaro per i pazienti in attesa, dall’altro riaccende i riflettori sulla lentezza dei processi amministrativi nel settore sanitario. In Europa, dove l’incidenza dello shock anafilattico rappresenta una causa di morte evitabile in decine di casi all’anno, la presenza di un’alternativa allo stantuffo potrebbe migliorare la qualità della vita di chi soffre di allergie gravi alle proteine del latte, alle arachidi o al veleno degli imenotteri, offrendo una seconda chance in caso di contaminazione accidentale.
L’ombra dell’inchiesta: cosa non ha funzionato per Sofia
Proprio mentre la scienza muove passi avanti, le indagini sulla tragedia di Sofia Di Vico procedono seguendo due binari paralleli. Da un lato, gli inquirenti stanno analizzando il cosiddetto “percorso cucina-sala” del villaggio dove alloggiava la giovane: sono state sequestrate pentole, piatti e utensili per verificare la presenza di tracce di lattosio, elemento a cui la quindicenne era mortalmente allergica. Dall’altro lato, l’attenzione si concentra sullo strumento che avrebbe dovuto salvarla. Secondo le prime ricostruzioni, il padre di Sofia ha infatti tentato un intervento immediato azionando l’autoiniettore di adrenalina che la ragazza portava sempre con sé, ma il farmaco non ha prodotto la reazione sperata. L’iniettore è stato sequestrato e sarà sottoposto a perizie tecniche per stabilire se si sia trattato di un malfunzionamento del dispositivo, di un errato utilizzo dovuto alla concitazione del momento o di una dose inefficace rispetto alla violenza della reazione allergica.
La procura di Roma, che al momento indaga per omicidio colposo, sta cercando di accertare eventuali responsabilità nella catena dei soccorsi. Il dramma della giovane atleta campana, arrivata a Ostia per un torneo di basket e mai più tornata a casa, riassume crudelemente la fragilità di chi convive con queste patologie. Se per Sofia ormai è troppo tardi, l’arrivo del nuovo spray rappresenta una speranza concreta affinché, in futuro, episodi simili possano essere arginati con maggiore tempismo e minore apprensione, anche da parte di chi non ha una preparazione medica specifica.




